venerdì 12 gennaio 2018

Snak e merendine per bambini: si o no?



Vorrei partire da una notizia per parlarvi di un argomento che mi sta molto a cuore: snak e merendine per bambini. La Public Health England (ossia l’agenzia del Dipartimento della salute del Regno Unito) ha lanciato Change4Life una campagna della durata di 8 settimane ideata per limitare a 2 le merende quotidiane dei bambini britannici - non superando le 100 calorie per ciascuna di esse.

Durante questo periodo, in alcuni supermercati selezionati, saranno proposti buoni sconto su una gamma di prodotti sani in linea con i requisiti indicati. Tra questi i genitori troveranno pane al malto, yogurt a basso contenuto di zucchero, bevande senza zuccheri aggiunti, confezioni di verdure e frutta tritata, gelatine senza zucchero, cracker di riso.

Cosa ha indotto la Public Health England a lanciare questa campagna? Semplice: dei dati allarmanti! Secondo la National Diet and Nutritional Survey è emerso, infatti, che il consumo giornaliero di zucchero da parte dei bambini britannici tra i quattro e i dieci anni è pari a sette zollette. Più della metà (51,2%) proviene da snack e bevande zuccherate consumate tre volte al giorno, con il risultato di assumere zuccheri in quantità tre volte superiore a quella massima raccomandata.

Stando a questo studio ogni anno i bambini britannici consumano, in media, circa 400 biscotti, 120 tortine, ciambelle e pasticcini, 100 porzioni di dolciumi e caramelle, 70 tavolette di cioccolato e gelati e 150 confezioni di succhi e lattine di bibita gassata. E quindi una quantità di zucchero che li espone al rischio di carie, sovrappeso e obesità! Purtroppo in Italia la situazione non cambia più di tanto…

 

MERENDA INDUSTRIALE? UNA AL GIORNO PUÒ BASTARE

Siamo tutti d’accordo nel constatare che la merenda è un'abitudine alimentare importante sia per i grandi che per i più piccoli, specialmente se l’organismo è in via di sviluppo. È inoltre uno spuntino spezza-fame tra la prima colazione e il pranzo e fra questo e la cena, e fornisce un pieno di energia indispensabile soprattutto se si pratica sport o si studia.

Per i genitori che lavorano e sono spesso con poco tempo a disposizione, le merendine pronte diventano una soluzione veloce in grado di soddisfare il senso di fame e la golosità dei bambini. Sapevate però che una semplice barretta al cioccolato può contenere 200 calorie, un gelato 175 e un sacchetto di patatine 190?

Le merendine industriali si possono dividere in tre categorie:

-a base di pan di spagna: forniscono circa 120-130 calorie per pezzo

-brioches: forniscono dalle 160 alle 200 calorie per pezzo

-a base di pasta frolla: forniscono tra le 180 e 200 calorie per pezzo

Spesso sulle etichette delle merendine che troviamo abitualmente sugli scaffali dei supermercati si parla solo di carboidrati, che in realtà rappresenta la somma dei valori della farina e dello zucchero. Se proprio non si vuole rinunciare alle merendine confezionate è meglio optare per quelle che riportano in maniera distinta questi valori. Dosi eccessive di zucchero possono realmente favorire l'obesità già nella prima infanzia. Non dovrebbero mai esserci più di 10 g di zucchero e più di 200 calorie per confezione.

Ci sono altri valori a cui bisogna fare attenzione? Certamente!

- GRASSI E OLI VEGETALI: considerando che una merendina pesa in genere 15 g, i grassi non devono superare i 6-7 g per pezzo. I grassi più usati sono quelli di cocco o palma, considerati di bassissima qualità. A questi se ne possono aggiungere altri: burro o panna. Da evitare le merende in cui sono presenti grassi idrogenati: migliorano la durata del prodotto, ma sono pericolosi per la salute.

- UOVA: fate attenzione che sia indicato anche il tuorlo d'uovo. Se non è specificata la categoria A (uova fresche) si tratta di derivati in polvere.

- ADDITTIVI (come aromi, conservanti e coloranti): meglio le merendine senza conservanti. Alcune sono completamente prive di additivi e in genere lo indicano in etichetta o sulla confezione.

- CONFETTURA: meglio se è dichiarata "extra".

Se non riuscite a rinunciare a questa tipologia di merendine vi consiglio di limitare il consumo a una al giorno fino alla completa eliminazione.

Da evitare assolutamente l'accoppiata merendina-bevanda gassata, che rischia di fornire al bambino un pieno di zuccheri e calorie dannoso per la sua salute e il suo peso. Per aumentare il potere saziante della merendina industriale, abbinatela a un frutto.

 

ESISTE UNA MERENDA IDEALE?


Un'alimentazione sana è quella basata sulla varietà. È perciò sbagliato fossilizzarsi su un'unica tipologia di merenda. È meglio variare per abituare il bambino a sapori diversi, alternando dolce a salato.

La merenda del mattino deve soddisfare il 5% delle calorie totali. Se la colazione è stata adeguata si può mettere nello zainetto:

- una banana

- uno yogurt con dei cereali

- un budino al cioccolato fatto in casa

- un plumcake fatto in casa

- un panino al latte con prosciutto o pomodoro

- un succo di frutta senza zuccheri aggiunti con 3-4 biscotti

 

La merenda del pomeriggio invece deve soddisfare il 10% del fabbisogno giornaliero e va scelta anche in base all'attività fisica svolta dal bambino. In media deve contenere 125-180 calorie per bambini di 3-6 anni, 160- 230 calorie tra 6-11 anni, 200-240 calorie tra 11-15 anni. Si può optare per:


- un trancio di pan di spagna + un frutto
- una crostatina alla marmellata fatta in casa + un frutto
- un panino al pomodoro  
- un panino al latte con un paio di fette di prosciutto magro

 

CURIOSITÀ: Per chiarire tanti altri dubbi è nato il sito internet www.merendineitaliane.it al cui interno medici, psicologi e dietisti hanno cercato di approfondire questo tema in maniera professionale. Il tutto nel modo più chiaro e trasparente possibile perché, come si legge all’interno del sito, l’iniziativa è stata appoggiata dall’Associazione di categoria industriale, l’AIDI.

 

FAMMI SAPERE COSA NE PENSI!

E voi che merenda preparate ai vostri bambini? Scrivetemi nei commenti!

Se pensi che il tuo bambino sia in sovrappeso (o su quella strada) scrivimi all’indirizzo stefania.dellatte@libero.it per prenotare un appuntamento in studio o una consulenza su Skype. Meglio prevenire che curare!

mercoledì 10 gennaio 2018

Alimentazione e influenza: consigli e ricette per sentirsi meglio



La temutissima e odiatissima influenza è purtroppo arrivata ma niente paura, esiste un regime alimentare che aiuta l’organismo a reagire e lottare contro questa patologia di natura virale che però non necessita dell’aumento del fabbisogno energetico (come invece avviene in altre malattie)

I sintomi dell’influenza ci hanno colpito almeno una volta nella vita: febbre, dolori muscolari e alle ossa, mal di testa, tosse, nausea, vomito, diarrea, congestione nasale e sinusale, iponutrizione.

Una corretta dieta anti influenza è realmente in grado di ridurre alcuni di questi sintomi – in particolare nausea, vomito e diarrea – contrastando attivamente la disidratazione e il malassorbimento intestinale.

Anche in questo caso ribadisco il mio NO ALLE DIETE FAI DA TE. Poiché il corretto regime alimentare varia da persona a persona e soprattutto in base ai sintomi predominanti, è bene consultare sempre un nutrizionista che vi guiderà passo passo garantendovi il giusto apporto calorico e livello di idratazione.

 

ALCUNI CONSIGLI PER COMBATTERE LINFLUENZA A TAVOLA

Poiché a causa della febbre si tende a sudare parecchio e quindi a disidratarsi, un primo consiglio è quello di bere poco e spesso, e preferire cibi liquidi o con un alto tasso di idratazione.

 In caso di episodi di vomito significativi, invece, l’acqua tenderà a peggiorare il problema perciò sarà preferibile assumere cibi secchi (o comunque non brodosi) poiché aiuteranno ad assorbire i liquidi gastrici in eccesso. Conviene optare per cibi facili da digerire (moderatamente proteici e poveri di grassi) e ricchi di amminoacidi essenziali e carboidrati.

Se a essere frequenti sono gli episodi di diarrea conviene evitare alcol, caffè, nervini e spezie poiché potenzialmente irritanti. Meglio evitare anche cibi contenente lattosio o un eccesso di fibra.

 

QUANDO INIZIARE AD ASSUMERE CIBI SOLIDI?

L'ordine d’inserimento alimentare, una volta garantita la capacità digestiva, dovrebbe rispettare più o meno il seguente ordine:

Acqua e liquidi reidratanti → marmellate e gelatine di frutta → purea di vegetali → pastina o riso in brodo → carne magra di vitello, di pollo e di pesce da squama, eventualmente frullata per aumentarne la digeribilità.

Esistono sono i cibi da evitare durante l’influenza? E quali sono invece gli alimenti da consumare di più per sentirci meglio?

 

CIBI DA PREFERIRE (ANCHE PER PREVENIRE L’INFLUENZA)


Alcuni alimenti possono contribuire più di altri a rafforzare il nostro sistema immunitario e a fornire all'organismo le vitamine e i sali minerali che lo aiuteranno a contrastare e prevenire il raffreddore e l'influenza.

1) AGRUMI: sono ricchi di vitamina C, una sostanza considerata fondamentale per prevenire il raffreddore e per contribuire a contrastarne i sintomi. Mandarini, arance, pompelmi  ma anche altri frutti ricchi di vitamina C come kiwi e melograni possono essere consumati interi o sotto forma di estratti, spremute o centrifugati (perfetti a colazione o come spuntino

2) AGLIO: la medicina naturale e la tradizione popolare da tempo lo considerano una vera e propria medicina. L'aglio è ricco di fitonutrienti con proprietà antibiotiche e antivirali, utili in caso di influenza o di raffreddore. L'allicina presente nell'aglio aiuta a prevenire l'influenza e a ridurre i sintomi del raffreddore. Chi non ama l'aglio, può ricorrere ai preparati erboristici che lo contengono.

3) CIPOLLE: i flavonoidi presenti nella cipolla lavorano in sinergia con la vitamina C contenuta negli agrumi per contrastare i batteri che possono aggravare i malesseri tipici dell'inverno.

4) ZENZERO: se l'influenza è accompagnata da mal di gola, mangiare un pezzetto di zenzero fresco aiuta ad attenuare il bruciore e il dolore in breve tempo. Chi non ama particolarmente il sapore dello zenzero fresco da consumare da solo, lo può aggiungere in piccole quantità nella preparazione del tè e delle tisane, oppure nelle zuppe. Lo zenzero aiuta soprattutto a contrastare la febbre e la tosse.

5) LATTUGA: insieme a tutte le verdure a foglia verde contribuisce ad arricchire la nostra alimentazione di vitamine di sali minerali che servono da ricostituenti per l'organismo affaticato dalla malattia. La lattuga romana, ad esempio, aiuta a rafforzare il sistema immunitario per via del suo contenuto di vitamina C, di vitamina A e di sostanze utili ad accrescere la resistenza dell'organismo all'influenza e al raffreddore.

ALTRI ALIMENTI UTILI: spinaci, miele, ananas, mango, succhi freschi, centrifugati di frutta e verdura, zuppe e minestre, brodo di verdura, broccoli, cavoli, frutti di bosco, pepe nero, cannella.

 

CIBI DA EVITARE


Alcuni cibi indeboliscono la risposta immunitaria dell'organismo e accrescono il rischio di problemi alle vie respiratori.

1) CARNE: i grassi animali ostacolano la capacità dell'organismo di liberarsi dai germi che causano raffreddore e influenza.

2) LATTE: può incrementare la formazione di muco e la sua permanenza lungo le vie respiratorie. Ciò potrebbe contribuire ad una maggiore durata dei sintomi.

3) LATTICINI: il loro consumo incrementa cioè la formazione di muco a livello delle vie respiratorie.

4) DOLCIUMI: dolci industriali, bevande gassate, succhi di frutta confezionati e altri alimenti eccessivamente ricchi di zucchero possono indebolire il sistema immunitario e affaticare la digestione. Inoltre, rischiano di appesantire la digestione. Per placare la voglia di dolce, scegliete la frutta, anche essiccata, come i datteri, i fichi o l'uvetta.

5) SNACK SALATI E CIBI FRITTI: consumare degli snack eccessivamente salati quando si è a letto con l'influenza può causare problemi di digestione e contribuire alla disidratazione. Attenzione anche agli alimenti fritti e troppo speziati. Non salate troppo le pietanze.

ALCUNI RIMEDI ANTI INFLUENZA DA FARE IN CASA




Curate l’alimentazione con l’aiuto del vostro nutrizionista o contattatemi per una consulenza su Skype. E non dimenticate di concedere al corpo il giusto riposo, fondamentale per tornare presto in forma. BUONA GUARIGIONE!

sabato 23 dicembre 2017

Pranzo e cena di Natale e Capodanno: utili consigli salva linea



Come si può non rinunciare a pranzi e cene succulenti e allo stesso tempo avere cura della propria linea?
Generalmente durante le feste di Natale si accumulano 3-4 kg e smaltirli diventa un problema. Durante queste giornate, infatti, mangiamo alimenti che normalmente non sono mai sulla nostra tavola; tra questi i dolci natalizi, lo zampone, il cotechino, i liquori, i vini e gli spumanti.
 Il primo errore da non fare è quello di prolungare il consumo di questi cibi perciò bisogna limitarne l’utilizzo esclusivamente ai giorni festivi (24, 25,26 31, 1).
È molto importante fare delle belle passeggiate per smaltire nell’immediato un piccolo contributo calorico perché pasti di questo genere possono apportare tra le 4000 e 6000 kcal!
Vediamo insieme alcuni piccoli consigli salva linea:
  • È sbagliatissimo non fare colazione per “prepararsi” al pranzo o al cenone di Natale perché in questo modo non si permette al metabolismo di attivarsi correttamente. Certo si può non fare la solita colazione. Si può abbinare una spremuta di limone in acqua tiepida a della frutta fresca.
  • È importante anche fare uno spuntino a metà mattinata e a metà pomeriggio (con una piccola porzione di frutta) altrimenti si arriva al pranzo super affamati e si consuma ancora più cibo perché nel frattempo è aumentato il desiderio di mangiare.
  • Non optate unicamente per una cena o un pranzo abbondante. Si può scegliere la qualità anche durante la vigilia o il giorno di Natale. Quindi optate per un solo buon antipasto, un buon primo e un ottimo secondo. La tavola non sarà ricca e super imbandita ma sicuramente la salute ne trarrà giovamento.
  • Al momento del dessert è meglio cosumare panettoni e dolci artigianali o fatti in casa anziché prodotti raffinati e industriali specialmente se super economici.
  • La sera si può concludere la giornata con una tisana depurativa.
 
E DOPO LA GRANDE ABBUFFATA?
Che succede nei giorni che seguono questi pranzi o cene abbondanti? Bisognerà compensare il cattivo comportamento alimentare delle festività in cui la parola d’ordine è stata unicamente “eccesso”.
Anche in questo caso, quindi nei giorni che seguono le festività principali, non fate l’errore di saltare pasti. Bisogna fare i 3 pasti principali (colazione-pranzo-cena) e due spuntini (metà mattina – metà pomeriggio).
I pasti non dovranno essere abbondanti e dovranno contenere i cosiddetti alimenti lipotropi che hanno un’azione detossificante e depurativa del fegato. Ce ne sono 4 importantissimi che consiglio di abbinare ai vosti piatti:carciofi (anche crudi e marinati nel limone e nell’olio), carote crude, cavolfiore e bietole.
 
UN ESEMPIO DI MENÙ PER IL GIORNO 27
Regola n°1: non è la riduzione calorica che fa perdere peso ma l’azione metabolica!
COLAZIONE: spremuta di limone o arancia (se non soffro di acidità) + 40-50 grammi di pane tostato condito con un filo d’olio.
SPUNTINI: frutta fresca di stagione.
PRANZO: carote crude + pesce preparato in padella con un filo d’olio + carciofi marinati in olio e limone. In alternativa si possono utilizzare i fagioli che hanno un effetto dimagrante e saziante (grazie alla faseolina).
CENA: un bel piatto di pasta con cavolfiore ripassato in padella con olio aglio e peperoncino.
Si possono bere 2-3 caffè nell’arco della giornata
TRUCCO PER NON SEDERSI A TAVOLA TROPPO AFFAMATI: Mangiare la verdura cruda prima del pasto. Le carote crude o una porzione di insalata sono perfette perché attutiscono la fame e aiutano a produrre più enzimi digestivi. Ricordate di mangiare lentamente!

mercoledì 13 dicembre 2017

Quante calorie hanno i dolci di Natale?



Pandoro, panettone, marrons glacès, torrone, struffoli, cartellate, canditi, tronchetti, panforte, cantucci, omini di pan pepato, biscotti allo zenzero e chi più ne ha più ne metta! Avrete sicuramente intuito di cosa parleremo oggi: i dolci di Natale! Sono amati davvero da tutti ed è difficile resistere o rinunciare alla loro golosità tant’è che spesso si tende a esagerare sia a colazione che a pranzo e a cena. Sono certa che, proprio come me, anche voi avete il vostro dolce natalizio preferito a cui proprio non sapete dire di no. Durante queste coloratissime e fredde festività– complice l’allegria e la voglia stare insieme - è facile lasciarsi andare ai piaceri della tavola ma è importante non esagerare, soprattutto con i dolci!

Vi direi di consultare l’etichetta alimentare al momento dell’acquisto ma è meglio giocare d’anticipo. Perciò, sulla base delle ricette tradizionali, cerchiamo di conoscere meglio i valori nutrizionali e le calorie di ciascun dolce di Natale in modo da non far aumentare il peso e il girovita! Tenete presente che le varianti (anche un solo ingrediente in più) possono contenere un maggior apporto calorico rispetto a quello che indicherò in questo articolo.



PANETTONE: classico per eccellenza (ma non amato da tutti per la presenza di uvetta e canditi) è sempre preferibile optare per le versioni artigianali. Una fetta di 100 grammi contiene ben 370 calorie. La porzione consigliata (anche a colazione) è una fetta di 50 grammi.

PANDORO: probabilmente il dolce di Natale più amato in assoluto, specie dai bambini. Una fetta di 100 grammi apporta ben 400 calorie. Non fatevi ingannare dal finto aspetto light, sembra meno calorico del panettone ma di fatto non lo è. Anche in questo caso meglio una sola fetta di 50 grammi.

TRONCHETTO DI NATALE: questo golosissimo rotolo farcito di morbido cioccolato non manca mai nei banchetti natalizi. Se ne trovano di super decorati o semplicissimi ma la sua bellezza e la sua bontà celano un amaro segreto: una fetta  di tronchetto con cioccolato fondente di circa 100 gr contiene 500 calorie; con cioccolato al latte 560 calorie mentre con crema di marroni 300 calorie. Consiglio di tagliar una fetta di 40-50 grammi.


CARTELLATE: preparate in tutte le cucine della Puglia e Basilicata, non sono altro che dei nastri di una sottile sfoglia di pasta, ottenuta con farina, olio e vino bianco, avvolta su sé stessa fino a formare una specie di “rosa” che verrà poi cotta in abbondante olio. Una volta cotte le cartellate vengono impregnate nel miele o semplicemente spolverizzate con zucchero a velo. 100 grammi contengono circa 600 calorie. Delle piccole bombe insomma! Una, massimo due, possono accompagnare una tazza di caffè!

PANPEPATO: dolce tradizionale del centro Italia, è caratterizzato da ingredienti come cacao amaro, cioccolato fondente, noci sgusciate, mandorle, nocciole, pinoli, uva passa, miele, farina e ovviamente dal pepe nero. Le varianti di questo dolce sono molteplici e le calorie possono essere diverse per ognuna, ma all’incirca per un 100 g di panpepato, contiamo 500 calorie. Una porzione di 40-50 grammi è l’ideale.

MARRONS GLACES: una porzione di 10 grammi fornisce circa 380 calorie. Non proprio poche! Un paio sono più che sufficienti!

PASTIERA NAPOLETANA: le origini sono ben note a tutti, le calorie un po’ meno. Una fetta di 100 grammi ne fornisce 380. Meglio optare per una porzione di 50-60 grammi.

FRUTTA SECCA: spesso mangiamo la frutta secca prima del dolce o la usiamo per decorare i dessert. Sappiate dunque che le noci contengono 680 calorie ogni 100 grammi (poco meno delle mandorle), mentre la frutta secca essiccata come albicocche, prugne, mirtilli e fichi contengono circa 250 calorie ogni 100 grammi. Nello specifico 100 g di datteri secchi equivalgono a 135 cal, 100 g di fichi secchi a 256, 100 g di mandorle a 603 cal, 100 g di noci a 582 e 100 g di pistacchi a 600 cal.

FRUTTA CANDITA: ne sono un esempio le golosissime scorzette di arancia candita ricoperte di cioccolato. Per 100 grammi ci sono ben 400 calorie. Porzione consigliata: 70-80 grammi (ossia 4-5 scorzette).


CANTUCCI: dolce tipico della toscana. Sono biscotti alle mandorle cotti in forno e poi nuovamente tostati e inzuppati nel Vin Santo (c’è chi li inzuppa nel vino rosso). Per 100 grammi le calorie sono parecchie, arriviamo a 456. Meglio non esagerare a assaggiarne giusto un paio (30-40 grammi)

TORRONE: quello bianco è un altro grande classico, che sia duro o morbido, per 100 grammi ci sono 418 calorie. Parecchie! La porzione che vi consiglio è di 20-30 grammi (praticamente un rettangolo).

BISCOTTI DI NATALE: non mancano mai sulla tavola o addirittura appesi all’albero come decorazione. Ce ne sono davvero di tutti i tipi: ricoperti con glassa o confetti argentati vengono poi speziati con zenzero, miele o cannella. Per 100 grammi abbiamo 368 calorie. Una porzione di 40-60 grammi, ossia 3-4 biscotti, è perfetta all’ora del tè o del caffè.


STRUFFOLI: dolce tipico della tradizione napoletana, sono delle pallina di pasta fritta ricoperte con piccolissimi e coloratissimi confetti, spesso accompagnati con il miele. 100 grammi di struffoli equivalgono a 213 calorie. La porzione consigliata è di circa 60-70 grammi.

CARANGI: dolce tipico della tradizione pugliese caratterizzato dalla pasta sfoglia a forma di rosa che viene fritta e poi condita con miele e scaglie di cioccolata. Un tripudio di sapori che in 100 grammi contiene 300 calorie. Vi consiglio una porzione di massimo 50 grammi.

CAVICIONI: sono dolci tipici della tradizione pugliese, molisana e abruzzese. Sono piccoli calzoncini ripieni di pasta di ceci, cacao, mandorle e mosto cotto. Si friggono e poi si lasciano intiepidire o raffreddare del tutto. 100 grammi contengono 230 calorie. Direi di non andare oltre una porzione di 60 grammi.

Se amate accompagnare i dolci di Natale con le bollicine di spumante secco o champagne dovete aggiungere circa 80 calorie; 90 calorie nel caso di uno spumante dolce. Se invece siete amanti dei vini dolci come il passito sappiate che un bicchierino supera le 100 calorie.

Insomma non resta che far attenzione senza privarci del piacere di una fetta di dolce. Un piccolo segreto è anche quello di non esagerare con le portate del menù natalizio in modo da non dover trascorrere i giorni seguenti in palestra o in lunghe sessioni di corsa e camminata per cercare di smaltire i chili in eccesso! Come sempre, prevenire è meglio che curare!

A proposito… quale dolce di Natale non può mancare sulla vostra tavola?

martedì 5 dicembre 2017

Allergia e intolleranza al nichel: quali sono i cibi da evitare?



Il nichel è un metallo conosciuto anche come “rame bianco” e ne esiste traccia sin dal 3500 a.C. Nel 1751 il barone Axel Frederik Cronstedt, tentando di estrarre rame dalla niccolite ottenne un metallo bianco che battezzò nichel, dal tedesco kupfernickel (falso rame) o da nickel (folletto, diavoletto).

L'esposizione cronica può rappresentare un rischio a causa della tossicità e della cancerogenicità, tant’è che oggi l'allergia e l'intolleranza al nichel sono sempre più diffuse e possono presentarsi sia a livello cutaneo che alimentare.

La principale fonte di esposizione al nichel, infatti, è il consumo orale, poiché è presente sia nel cibo ch nell'acqua. In realtà lo troviamo un po’ dappertutto: acciaio inox, gioielli, chiavi, bottoni, cerniere, gancetti di scarpe, abiti ed accessori, monete, porte shampoo, detergenti, fumo di tabacco, carburanti fossili e prodotti di raffineria (giusto per citare qualche esempio). I rubinetti in nichel contaminano le acque e il suolo; cucinare in pentole e tegami in leghe di nichel o mangiare in piatti dipinti con vernici contenenti nichel contribuisce a contaminare il cibo.

Nonostante la massiccia presenza nella vita di tutti i giorni, la quantità media alla quale la maggior parte di persone è esposta non rappresenta un pericolo per la salute umana. La maggior parte del nichel assorbito quotidianamente dagli umani è rimosso per via renale ed eliminato attraverso le urine, oppure passa attraverso il tratto gastrointestinale senza essere assorbito.

 

A TAVOLA

Per prima cosa chi ha una forte intolleranza o allergia al nichel, deve di consumare gli alimenti contenuti in scatolette di alluminio e lattine e preferire le confezioni in vetro. È preferibile cuocere in tegami di vetro, ceramica o terracotta e acciaio, non utilizzare pentole con teflon o antiaderente.

L'introito medio con la dieta è di 300-600 μg al giorno. Il fabbisogno giornaliero sembrerebbe essere intorno ai 25-35μg ma il ruolo del nichel nelle funzioni biochimiche non è chiaro. Il contenuto di nickel nei vegetali è quattro volte superiore a quello dei prodotti animali ed è fortemente influenzato dalle concentrazioni del metallo nel terreno, varia da luogo a luogo con un aumento della concentrazione in primavera e in autunno.

La tolleranza all'allergene può variare molto da un soggetto all'altro perciò prima di modificare lo stile di vita e l’alimentazione è necessario recarsi da un professionista (nel nostro caso un nutrizionista) e farsi guidare un passo alla volta per evitare carenze nutrizionali o altre problematiche. Infatti esistono alimenti che si possono consumare in piccole quantità e alimenti da bandire completamente. Può capitare di essere sensibili a certi alimenti, ma di tollerarne bene altri, anche se contengono nichel.

Ora scopriamo quali alimenti contengono una maggiore quantità di nichel:

 

Cioccolato e cacao in polvere: il cioccolato è una delle fonti di nichel più concentrate. Il cioccolato fondente ne contiene 2,6 microgrammi per grammo, il cioccolato al latte 1,2 e il cacao in polvere 9,8.

 

Anacardi: gli anacardi contengono 5,1 microgrammi di nichel per grammo. Tra la frutta secca, gli anacardi sono una delle maggiori fonti di nichel, a cui sarà necessario fare più attenzione, soprattutto se presenti in tracce nei prodotti industriali e confezionati.

 

Pomodori e ortaggi: tra gli ortaggi più ricchi di nichel troviamo i pomodori, ma il nichel è contenuti anche in asparagi, broccoli, carote, cavoli, cavolfiori, fagiolini, finocchi, lattuga, sedano, radicchio e altri ortaggi. Sono di solito più tollerati: cetrioli, zucca, zucchine, melanzane e peperoni.

 

Spinaci: anche gli spinaci contengono una certa quantità di nichel, pari a 0,30 microgrammi per grammo e sono tra le verdure da tenere maggiormente sotto controllo in caso di allergia o intolleranza al nichel, accanto a cibi come pomodori e lenticchie.

 

Legumi e frutta secca: chi è allergico al nichel potrebbe dover moderare il consumo di legumi e di frutta secca, con particolare riferimento alle lenticchie, ai ceci, alla soia, alle noci, alle nocciole e alle mandorle. I fagioli rossi, ad esempio, contengono 0,45 microgrammi di nichel per grammo.

 

Frutta essiccata: la frutta essiccata contiene quantità di nichel maggiori rispetto alla frutta fresca. ciò potrebbe dipendere anche dai trattamenti industriali. Tra la frutta essiccata possiamo trovare fichi, uvetta, albicocche e prugne.

 

Bevande: chi è particolarmente sensibile al nichel dovrebbe fare attenzione ad alcune bibite e bevande, con particolare riferimento alla cioccolata, al caffè, al tè e alla birra, ma anche a tutte le bibite contenute in lattina.

 

Cibi in scatola: i cibi conservati possono incrementare il loro contenuto di nichel a causa del materiale del contenitore. Attenzione a lattine e scatolette. Tra i cibi in scatola si possono trovare tonno, carne, legumi, frutta e verdure. Meglio scegliere le alternative fresche o confezionate in altri materiali in caso di allergia al nichel.

 

Cereali: tra i cereali più ricchi di nichel troviamo l'avena, il mais, il miglio e il grano saraceno. Bisogna prendere in considerazione sia i cereali in chicco che le relative farine e i prodotti confezionati che possono contenerle.

 

Frutti di mare e pesce: per quanto riguarda gli alimenti non vegetali, tra le maggiori fonti di nichel troviamo i frutti di mare e il pesce (ben nota fonte di metalli pesanti), con particolare riferimento alle ostriche, al salmone, ai gamberi e alle cozze, ma anche ad aringhe e sgombri.

 

ALCUNI SUGGERIMENTI

  • mangiare cibi ricchi di ferro, idonei a contrastare l’assorbimento di nichel;
  • assumere vitamina C, anch’essa contrasta l’assorbimento
  • utilizzare pentole adatte per chi soffre di allergie ai metalli pesanti: padelle in teflon, ceramica, vetro, plastica (mai acciaio)  Le sigle 18/10, 18/8 e 18/c presenti sulle pentole si spiegano col fatto che l’acciaio inossidabile è una lega composta da ferro, cromo, nichel e altri metalli. Il primo numero indica la percentuale di cromo presente nella lega, il secondo indica la percentuale di nichel. In caso di allergia a quest’ultimo materiale, occorre dunque scegliere pentole e padelle in acciaio inox 18/c, ovvero totalmente prive di nichel.
  • non usare la carta alluminio in cucina
  • bere molta acqua


ALLERGIA O INTOLLERANZA?

L’ allergia al nichel é prevalentemente un’allergia da contatto, cioè si sviluppa quando alcune parti del corpo vengono a contatto con questo metallo presente in tantissimi oggetti che si utilizzano quotidianamente.
Essa è definita anche allergia da accumulo, perché nei soggetti che hanno fatto un largo uso di questo metallo, basta una piccola quantità di nichel per scatenare una reazione allergica. Non esiste una vera e propria cura per questa allergia, ma è bene limitare il più possibile il contato con il metallo in questione e seguire i consigli degli specialisti ( allergologo e dietologo ).

L’intolleranza, invece, si manifesta dopo aver ingerito alimenti contenti nichel. Questa condizione, a differenza dell’allergia, può essere temporanea e con una dieta accurata si può recuperare la tolleranza nei confronti di alcuni alimenti.
 
I sintomi dell’intolleranza possono manifestarsi sottoforma di dermatiti, prurito, acufeni, emicrania, infiammazione gengivale, stanchezza, nausea, asma, gonfiore addominale e colite.
Sei o sospetti di essere intollerante al nichel? Per prenotare ora la tua consulenza presso lo studio della Dott.ssa Stefania Dellatte chiama il numero 320 7405079 o scrivi a stefania.dellatte@libero.it