venerdì 23 marzo 2018

Pesce al sale, come prepararlo e perché preferire questo metodo di cottura



Durante la seconda parte del Seminario pratico di Bioterapia Nutrizionale abbiamo avuto modo di parlare del pesce e di prepararlo e gustarlo unicamente al sale. Come mai abbiamo scelto proprio questa preparazione?
 Nella cottura del pesce al sale la componente umida resta all’interno dell’alimento, insieme a tutto il patrimonio elettrolitico e al contenuto di iodio. Inoltre, la denaturazione proteica è minima, in quanto le squame del pesce e lo strato esterno di sale attenuano lo shock termico, contribuendo ad una cottura graduale e uniforme. Queste differenze rendono il pesce al sale più digeribile e più efficace quando si deve esercitare un marcato stimolo tiroideo, come ad esempi avviene durante una dieta dimagrante o durante il trattamento di patologie quali il diabete, l’ipercolesterolemia e nei deficit della libido maschile. Il pesce al sale è invece controindicato nei casi di allergie, ipertiroidismo, eccitazione nervosa, insonnia e nelle patologie renali severe (a causa della presenza del fosforo).
Nei soggetti con ipotiroidismo, ipercolesterolemia e dismetabolismo lipidico saranno adattati i seguenti esempi di pasti:
-        180 gr di pesce al sale + insalata mista + ¼ di ananas
-        180 gr di pesce al sale + 1 sedano in pinzimonio + 1 banana
-        180 gr di pesce al sale + 150 gr di cavolo cappuccio crudo + 1 mela

COME SI PREPARA IL PESCE AL SALE?
Lavate, eviscerate ma non desquamate il pesce (orata, spigola, ecc.) il cui peso dovrà essere di circa 350 gr a persona.
Adagiatelo in una teglia su di un letto di sale marino grosso, ricoprendolo interamente di sale quasi come se voleste formare una corazza. Per modellare meglio potete inumidirvi le mani con dell’acqua.
Cuocetelo in forno a 200°C per 35-45 minuti (a seconda della pezzatura più o meno grande del pesce)
Si considera completo quando il sale si sarà compattato e addensato formano una crosta unica.
Tiratelo fuori dal forno e rompete il guscio di sale con un cucchiaio, recuperate il pesce e consumatelo condendolo con un filo di olio extravergine d’oliva.
Buon appetito!






martedì 13 marzo 2018

Combattere l’insonnia a tavola – Le regole fondamentali



Sapevate che l’insonnia – sia cronica che periodica -  può essere combattuta a tavola? Avevate idea che un’alimentazione scorretta può contribuire all’aumento di questo disturbo che colpisce il 35% della popolazione e influisce negativamente sulla qualità della vita?
Cosa intendiamo per insonnia?
·        Difficoltà ad addormentarsi - latenza del sonno oltre i 30 minuti
·        Insufficiente durata del sonno notturno - tempo totale inferiore a 5,5 o 6 ore
·        Ripetuti o protratti risvegli notturni e/o risveglio precoce mattutino
·        Scarsa qualità del sonno
Preoccupazioni, problemi, ansia e paure possono trovare un valido nemico negli alimenti che, se assunti nelle giuste dosi e combinazioni, possono contribuire anche ad eliminare gli effetti collaterali dell’insonnia, tra cui stanchezza e nervosismo. L’alimentazione può divenire il perfetto alleato anche nei casi di insonnia di origine iatrogena (causata da farmaci e integratori), nelle malattie che causano irrequietezza notturna, nelle malattie respiratore o in condizioni di sovrappeso – tutte situazioni correlate a questo disturbo notturno.
Dormire bene è fondamentale perché solo durante il sonno l’organismo recupera le energie e si prepara ad affrontare un nuovo giorno. Ovviamente le esigenze cambiano a seconda della fascia d’età ma è fondamentale che il corpo reagisca impeccabilmente ai ritmi circadiani (determinati da luce e buio) al fine di ottenere un reale sonno restauratore.

ALIMENTI CHE FAVORISCONO IL SONNO

Puntualizziamo subito che la dieta per l’insonne prevede una ripartizione energetica dei pasti adeguata alle esigenze ed allo stile di vita dell’individuo affetto da tale disturbo del sonno. Si consiglia di suddividere i pasti giornalieri nella maniera più equilibrata possibile; ovvero: 25% dell'energia a colazione, il 40% a pranzo ed il 35% a cena.
La digestione è un processo attivo che impegna (a volte in maniera decisiva) l'organismo umano, ne deriva che la sollecitazione eccessiva dell'apparato digerente si ripercuote sulla qualità del sonno incrementando il metabolismo basale, le pulsazioni cardiache, la pressione sistolica, la ventilazione e la termogenesi indotta dalla dieta.
Dal punto di vista neuro-endocrino, il sonno è facilitato dalla secrezione di due ormoni: melatonina e serotonina. Al contrario, è penalizzato significativamente da: adrenalina, noradrenalina e dopamina.  Gli ormoni del sonno necessitano di un apporto sufficiente di triptofano, carboidrati complessi, vitamina B1 e B6, calcio e magnesio.
Tra gli alimenti che aiutano combattere l’insonnia, dunque, ci sono senz’altro quelli che contengono il triptofano, un amminoacido essenziale la cui caratteristica essenziale è quelle di attivare la serotonina, ossia l’ormone del buon umore che aiuta a mantenere uno stato di rilassatezza e tranquillità. Tra questi troviamo: pasta o riso, latte, yogurt, ricotta, spinaci, uova, banane, legumi, semi  di zucca e sesamo, frutta secca.
Esistono anche alcuni rimedi naturali come l'infusione o la decozione di erbe officinali; si tratta di pratiche di solito innocue che svolgono una funzione più o meno favorevole anche in base alla reazione psicosomatica di chi le utilizza (effetto placebo). Le più diffuse sono: Melissa, Escolzia, Biancospino, Camomilla, Melatonina, Tiglio e Luppolo.
Rimedi in grado di facilitare il sonno sono anche il vin brulé, il decotto di camomilla, le tisane di basilico o di buccia di mela e la mela caramellata o al forno.

ALIMENTI DA EVITARE

Le controindicazioni generali in tutti i casi di disturbi del sonno, riguarderanno:
a) i formaggi stagionati, per il loro contenuto in tiramina, tirosina e taurina;
b) l’eccesso di proteine nei pasti serali, in particolare la carne rossa;
c) i prodotti ittici a maggiore contenuto di iodio e fosforo, in modo da evitare una stimolazione della tiroide e, indirettamente, eccitare ulteriormente il sistema nervo- so;
d) gli alimenti troppo ricchi di solanina biodisponibile e di ferro come peperoni e melanzane;
e) i funghi, irritanti neurologici e impegnativi per il fegato e il rene;
f ) l’uovo sodo, che rallenterebbe la funzione epato-biliare;
g) l’uso o abuso di irritanti del sistema nervoso, come tè, caffè o coca cola, o di stimolati cellulari come l’acido citrico del limone, la vitamina C del kiwi o dell’arancia, etc.

Il glutammato monosodico è contenuto nei cibi pronti, preconfezionati e può , in alcuni soggetti, provocare una reazione eccitante.


Si sconsiglia anche l’uso di sonniferi, ansiolitici, farmaci anoressizzanti. L’uso di fumo e alcol contribuisce all’insorgenza dell’insonnia e alla sua durata nel tempo.



 10 REGOLE DA SEGUIRE

Secondo l’Osservatorio Grana Padano, ecco le 10 regole alimentari e di stile di vita per migliorare la qualità del sonno:
1. Mantenere un orario regolare del ciclo sonno-veglia: svegliarsi presto al mattino, evitando di dormire durante il giorno ed andare a letto in un orario consono e regolare, evitando attività stimolanti nelle ore serali.
2. Assicurarsi che l'ambiente in cui si dorme sia idoneo al riposo. Alcune persone sono molto sensibili alla luce, altre ai rumori. La camera da letto dovrebbe essere al buio e silenziosa, ad una temperatura adeguata e areata.
3. Non usare il letto per attività diverse dal sonno, come scrivere, guardare la televisione, usare PC o altri dispositivi elettronici.
4. Fare una cena leggera almeno tre ore prima di addormentarsi, evitare cibi fritti e alimenti troppo grassi.
5. Evitare bevande che contengono caffeina.
6. Evitare alimenti ad effetto stimolante.
7. Bere tanta acqua e idratarsi, soprattutto nella prima parte della giornata.
8. Bere una tisana o del latte caldo almeno 30 minuti prima di coricarsi.
9. Mangiare equilibrato, consumando ad ogni pasto frutta, verdura, cereali, proteine di origine animale (formaggio, uova, carne o pesce) o vegetali (legumi e prodotti della soia).
10. Prediligere attività rilassanti prima di coricarsi, come fare un bagno caldo o leggere un buon libro.

venerdì 9 marzo 2018

Seminario Pratico di Bioterapia Nutrizionale - Prenota il tuo posto adesso!



Sono giunte al termine le prime due giornate del Seminario Pratico di Bioterapia Nutrizionale svoltosi nella sede di Let’s Cook in Corso Garibaldi 113 a Barletta. Il 16 e 17 marzo sono previsti gli altri due incontri per cui è ancora possibile iscriversi. Se volete farlo potete contattarmi al numero 3207405079 o scrivermi all’indirizzo stefania.dellatte@libero.it

È stato emozionante spiegarvi che significato ha per me la nutrizione, ma è stato ancor più entusiasmante osservare come una nuova consapevolezza abbia potuto rivoluzionare totalmente la visione di qualcosa che apparentemente può sembrare banale: l’alimentazione. Perché alimentarsi non significa solamente ingerire del cibo per saziare l’appetito. Significa scegliere con cura i migliori prodotti che finiranno sulla tavola. Significa conoscerne la composizione e scoprire con quale abbinamento è più “efficace”. Significa capire qual è il metodo di cottura più efficace al fine di mantenere inalterate le proprietà di ciascun nutriente.

Non a caso, infatti, la celebre frase del filosofo tedesco Ludwig Feuerbach “Noi siamo quello che mangiamo” rispecchia perfettamente lo spirito di questo seminario in cui si apprende come una corretta alimentazione (con le giuste indicazioni per ogni necessità) rappresenti realmente il mantenimento del buono stato di salute. La preparazione degli alimenti e la composizione dei pasti influiscono in modo determinante sul conseguimento dei risultati clinici a patto che siano eseguiti a regola d’arte, dal punto di vista dei metodi di cottura e delle associazioni.

Cosa abbiamo imparato in questo primo weekend e cos’altro apprenderemo?
In primis si è compreso che per seguire le linee guida della Bioterapia Nutrizionale  è necessario approcciarsi allo studio approfondito dei singoli alimenti (proprietà, preparazione, modalità di cottura) al fine di comprendere come questi possano influire sulle funzioni organiche del corpo umano per preservarne o migliorarne lo stato di salute. Senza una conoscenza di base non si potranno sostenere e rispettare scelte alimentari coerenti.

Parlando di scelte è stato opportuno affrontare uno dei tanti dilemmi culinarie: “Quali sono i materiali e gli utensili più adatti in cucina?”.  È stata una sorpresa per molti partecipanti scoprire che sia la forma che la diversa conducibilità termica dei materiali possono far sì che la scelta di questo o quel contenitore (ferro, rame, alluminio, acciaio) sia determinante per soddisfare le esigenze di ogni specifica cottura (di cui è altrettanto opportuno apprenderne le varietà, la giusta metodica e la sua applicazione con determinati alimenti piuttosto che con altri).

Una corretta alimentazione è utile anche per prevenire spiacevoli fastidi come il reflusso gastroesofageo, il gonfiore addominale e la lentezza digestiva. Per questo motivo è stato spiegato perché è importante imparare a fare correttamente la spesa tanto quanto apprendere le varie tecniche di cottura.

Durante questa prima fase abbiamo imparato a conoscere del dettaglio alimenti che troviamo quotidianamente sulle nostre tavole: pane, pasta, lieviti, cicorie, crucifere e l’immancabile olio extravergine d’oliva.

Nei prossimi due appuntamenti vi insegneremo come scegliere correttamente il pesce ed altri prodotti ittici, quali formaggi preferire e come le carni (specialmente quella rossa) interagiscono con il nostro organismo. E ancora, ampio spazio sarà dato al riso, alle verdure, alle uova e alla frutta, in modo da rendere il quadro alimentare più completo possibile.

Anche la seconda parte del seminario di Bioterapia Nutrizionale si concluderà con la cena per il venerdì e il pranzo per il sabato, a base dei prodotti cucinati durante le sessioni di studio.

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giovedì 22 febbraio 2018

Tutti pazzi per il tè, la bevanda anti invecchiamento che aiuta a perdere peso



Simbolo nazionale del Regno Unito e dei riti cerimoniali e medicamentali dell’estremo Oriente, il tè è oggi una delle bevande più amate in tutto il mondo, seconda solo all’acqua. Ne esistono 6 tipi base: nero (fermentato), verde (non fermentato), Oolong (semi fermentato), bianco (leggermente fermentato), giallo (fermentato), Pu’er (postfermentato). Tutte queste varietà derivano dalle foglie della medesima pianta legnosa sempreverde, la Camelilla sinensis (coltivata prevalentemente in Bangladesh, Pakistan, Cina, India, Indonesia, Sri Lanka, Giappone e Kenya), poi create attraverso diversi trattamenti e gradi di fermentazione. Una volta essiccate le foglie, il tè può essere aromatizzato, profumato ai fiori, pressato o deteinato.

Secondo un'antica leggenda fu l'imperatore cinese Shen Nung a scoprire il tè e sembra che egli avesse l'abitudine di ristorarsi nelle pause dei suoi viaggi con acqua di ruscello riscaldata in un recipiente. All'ombra di un albero alcune foglie caddero nella sua tazza e, assaggiatala, il sapore lo conquistò.

Il tè fu poi conosciuto dai Portoghesi, che nel XVI secolo esplorarono il Giappone, e di qui fu importato in Europa dalla Compagnia Olandese delle Indie Orientali.

 



COSA CONTIENE?

Il tè non contiene significative sostanze nutrizionali ed il suo valore energetico è quasi uguale a zero. Per questo motivo può essere consumato abitualmente come infuso o decotto.

Contiene molecole antiossidanti che aiutano l'organismo a difendersi dai radicali liberi prevenendo l’invecchiamento o il danneggiamento delle cellule o la proliferazione delle cellule tumorali. Tra queste sostanze la più abbondante è chiamata epigallocatechina gallato (EGCG) ed è particolarmente nota per aver dimostrato spiccate proprietà antiossidanti e antimutagene.

Il tè contiene teina (un aminoacido psicoattivo), caffeina (stimolante del sistema nervoso centrale), catechina (un antiossidante presente soprattutto nel tè verde e nel tè bianco), teobromina e teofillina (due alcaloidi stimolanti e spasmolitiche a livello bronchiale),tannini e composti polifenolici (hanno proprietà astringenti, antisettiche e disinfettanti). Il tè, inoltre, contiene potassio, calcio, zinco e magnesio.

L'essenza del tè contiene quantità insignificanti di vitamine come: tiamina (B1), riboflavina (B2), niacina, biotina, inositolo e la vitamina E.

Il tè fornisce circa 70% del fabbisogno giornaliero di fluoruro indispensabile nel processo di mineralizzazione delle ossa, importante per la protezione dei denti contro la carie.

L’assunzione del tè riduce i livelli di colesterolo cattivo (LDL) e dei trigliceridi, contribuendo a proteggere il sistema cardiovascolare.

Le metilxantine contenute nel tè (caffeina, teobromina e teofillina) hanno l’effettiva capacità stimolare la lipolisi (processo di eliminazione dei grassi) promuovendo la perdita dipeso.


 

IL TÈ VERDE

Rispetto ad altri tipi il tè verde è più povero in caffeina (circa il 50% in meno), ma vanta maggiori proprietà antiossidanti dovuti principalmente all’alto contenuto di polifenoli.

Nel té verde l'ossidazione delle catechine è minima, così da lasciare inalterate le proprietà antiossidanti, mentre la fermentazione necessaria alla produzione degli altri tipi di té riduce il contenuto di catechine perdendo specialmente quelle più fortemente bioattive, le EGCG.

Uno dei più interessanti sviluppi della ricerca degli ultimi anni è stato lo scoprire le straordinarie proprietà anti-invecchiamento e anti-cancro del té verde consumato abitualmente e in grosse quantità. Si è riscontrato che i paesi con alto consumo come Cina e Giappone hanno una bassa percentuale di ammalati di cancro.

 


 

NON BERE IL TÈ BOLLENTE!!

Secondo uno studio fatto su oltre 500.000 persone e appena pubblicato negli Annals of international Medicine, l’azione di bere tè caldo o bollente è associata a un aumento da due a cinque volte del tumore all’esofago; ma solo nelle persone che fumano e bevono alcolici in quanto queste due azioni possono provocare lesioni che a loro volta possono peggiorare a contatto con sostanze bollenti. Questo importante studio è stato effettuato dai ricercatori della National Natural Science Foundation of China e del Programma nazionale di ricerca e sviluppo, seguendo soggetti fra 30 e 79 anni in media per 9,2 anni.

Per non distruggere parte dei principi attivi del tè, è consigliabile che l'acqua che si versa nella tazza o nella teiera (secondo il metodo scelto) non sia bollente, ma qualche grado inferiore(circa 80°C). Lasciare in infusione per non più di 10-15 minuti.

Qual è il vostro tè preferito? Con che frequenza lo bevete?

 

 

venerdì 9 febbraio 2018

SEMINARIO PRATICO DI BIOTERAPIA NUTRIZIONALE - ISCRIZIONI APERTE!!!



SEMINARIO PRATICO DI BIOTERAPIA NUTRIZIONALE
IL RUOLO NUTRIZIONALE E TERAPUTICO DEGLI ALIMENTI
La prima edizione del seminario si terrà a Barletta presso la sede Let's Cook. Interverranno la Dott.ssa Stefania Dellatte (biologa nutrizionista) e Michele Pentassuglia (naturopata chef).
Si può partecipare a tutte le 4 giornate o unicamente a quelle che ritenete di vostro interesse.
Per informazioni e iscrizioni: 3207405079 o stefania.dellatte@libero.it
Vi aspetto numerosi!!

giovedì 8 febbraio 2018

Quanto caffè bevete ogni giorno? Quanto ne sapete sulla caffeina?



Dal punto di vista nutrizionale il caffè non è un alimento indispensabile per il nostro organismo e il suo impiego è considerato di natura voluttuaria: quando ne abbiamo voglia lo beviamo.
Tuttavia i suoi numerosi effetti metabolici e farmacologici lo rendono utilizzabile secondo precise indicazioni, qualora non esistano specifiche patologie che ne sconsiglino l’impiego.
Normalmente si prescrive solo il caffè tostato, in quanto quello decaffeinato può rivelarsi dannoso per l’organismo. Infatti, l’illusione che una minore percentuale di caffeina possa rendere l’uso del caffè più innocuo, o che possa farne assumere una maggiore quantità, ha favorito la manipolazione dell’alimento.
Il caffè va evitato durante la gravidanza o in presenza di alcune malattie quali l’ulcera peptica, ipercolesterolemia, cardiopatia ischemica, mastopatia fibrocistica, gastriti e malattie da reflusso, ipertensione arteriosa e aritmie cardiache.
 
QUANTO CAFFÈ OGNI GIORNO?
Salvo poche eccezioni, esso sarà assunto sempre dolcificato con una piccola quantità di zucchero bianco, miele o zucchero di canna, nella quantità massima di 2-3 tazzine al giorno (300 mg).
Nei bambini, in linea di massima, la dose quotidiana di caffeina non dovrebbe oltrepassare i 100 mg, limite facilmente valicabile con una bevanda tipo cola e con un pezzo di cioccolato fondente.
Occorre tenere sempre in considerazione l'effetto sinergico e cumulativo dei vari alimenti e, insieme a esso, anche il contributo di alcuni farmaci a base di caffeina, come certi analgesici, brucia grassi e anoressizzanti.
Nei soggetti che fanno scarso uso di questa bevanda, l'assunzione di 200-250 mg di caffeina sia spesso sufficiente per scatenare disturbi come insonnia, cefalea, ansia, irritabilità e vampate di calore.
 
EFFETTI POSITIVI DELLA CAFFEINA
Il caffè è utile perchè:
  • attiva la vigilanza mentale;
  • stimola il metabolismo nei casi di obesità;
  • stimola la secrezione gastrica, salivare e biliare, quindi è blandamente digestivo;
  • a piccole dosi rallenta la frequenza cardiaca, provoca dilatazione coronarica e bronco dilatazione;
  • può migliorare condizioni allergiche ed asmatiche;
  • migliora l'attività psicomotoria, le prestazioni atletiche;
  • migliora l'umore e la resistenza al sonno e alla fatica.
     
EFFETTI NEGATIVI DELLA CAFFEINA
Fra le numerose controindicazioni vanno segnalate:
  • cefalee da ipertono adrenergico e di origine epatica;
  • la colite spastica;
  • crampi muscolari;
  • disturbi del ritmo cardiaco;
  • gastriti;
  • insonnia;
  • irritabilità;
  • vampate di calore;
  • esofagite;
  • reflusso gastroesofageo;
  • effetto ansiogeno;
  • tremori;
  • ipereccitabilità neurologica;
  • ipertensione su base adrenergica;
  • ipertiroidismo;
  • patologie organiche del fegato.
Ricordiamo che gli effetti negativi peggiorano quando il caffè viene associato ad altre droghe psicoattive come l'alcol o il tabacco.
Anche un'iperassunzione cronica di caffè si associa agli effetti collaterali sopradescritti.
 
LE CALORIE DEL CAFFÈ
Il suo consumo non comporta né assunzione di nutrienti né di calorie. Senza aggiunta di zucchero o latte, una tazzina di caffè fornisce all'organismo approssimativamente 2 Kcal.
Chiaramente, l'apporto energetico di un caffè corretto con latte, panna o alcolici aumenta notevolmente rispetto alla controparte amara. Ad esempio:
  • Calorie del caffè con un cucchiaino di zucchero o una zolletta (6 grammi circa) = 25,5 Kcal
  • Calorie del caffè con un cucchiaino di zucchero di canna grezzo o una zolletta (6 grammi circa) = 23,5 Kcal
  • Calorie del caffè amaro macchiato con latte = 10 Kcal
  • Calorie del caffè amaro con 10 ml di sambuca = 25 Kcal
     
Ogni tazzina di caffè aumenta il dispendio energetico dell'organismo di circa 20 KCal, grazie all'effetto stimolante esercitato dalla caffeina. Ma ciò non significa che si può dimagrire solo e unicamente bevendo caffè anzi, gli effetti sarebbero totalmente controproducenti e potenzialmente dannosi.
E voi quanti caffè bevete ogni giorno? Qual è la vostra versione preferita?

giovedì 25 gennaio 2018

Alcolici e superalcolici nemici della linea e della salute



Il problema del consumo di alcolici e superalcolici (così come il fumo) rappresenta una grave piaga per la salute umana, ma nonostante ciò è ampiamente sottovalutato specialmente dai giovani che, guarda caso, sono i più grandi consumatori. Pur sapendo che questi prodotti non apportano alcun beneficio, al contrario incrementano esponenzialmente il rischio di patologie e di mortalità, il mercato li produce, distribuisce e somministra ad una clientela sempre più ampia. Va da sé che alcolici e superalcolici sono nemici della linea per i motivi sopra elencati e perché al loro interno prevalgono in assoluto la componente anti-nutrizionale dell'alcol etilico e/o l'apporto eccessivo di zuccheri semplici. In parole povere, l’alcol arreca danni di natura tossica a carico di tutti i tessuti corporei, sistema nervoso compreso, tant’è che è possibile svilupparne una dipendenza (alcolismo) anche in giovane età. Dunque perché continuiamo a consumarli vista la loro inutilità nutrizionale? Perché davanti ad un coloratissimo cocktail o ad un bicchiere di cognac invecchiato non sappiamo resistere?

L’alcol ha affascinato e ingannato il cervello umano dai tempi dei tempi: i riti dionisiaci, l’eucarestia cristiana e la pasqua ebraica vi dicono qualcosa? La parola stessa deriva dall'arabo e rivela l'origine alchemica di questa sostanza a cui erano attribuite le proprietà magiche e spirituali contenute negli elisir. Pare ch primi contatti con l'alcol avvenuti forse nel tardo Paleolitico! Ad ogni modi, le bevande alcoliche prodotte per fermentazione erano conosciute fin dall'antichità da quasi tutte le civiltà, e usate sia per ragioni mediche (in alcuni luoghi e periodi non era disponibile acqua sicura) o igieniche (in quanto l'alcol ha proprietà antisettiche), sia come integratori alimentari (per il loro apporto di zuccheri), sia per scopi conviviali, per ispirazione artistica o come afrodisiaci.

 

 

DIFFERENZA TRA ALCOLICI E SUPERALCOLICI

ALCOLICI: prodotto contenente alcol alimentare con gradazione superiore a 1,2 gradi di alcol.

SUPERALCOLICI: prodotto contenente alcol etilico con gradazione superiore al 21% di alcol in volume, ottenibile mediante la fermentazione microbica dei glucidi.
Si distinguono in:

Acquaviti o distillati: si ottengono per distillazione dei mosti fermentati, ottenendo superalcolici con gradazione alcolica tra i 30 ed i 60°; possono essere aromatizzati o invecchiati in fusti di legno, al fine di conferire un aroma ed un gusto particolari, pregiati e caratteristici. Tra questi troviamo brandy, cognac, armagnac, grappa, kirsch, peach brandy, slivoviz, calvados, cassis, fraises, whisky, gin, vodka, rum, tequila, cachaça.

Liquori: si ottengono per infusione, macerazione o miscelazione di alcol etilico ad altri ingredienti; questi superalcolici sono composti da alcool, acqua e zucchero, con l'aggiunta di principi aromatici o amari in proporzione variabile.

Creme: sono liquori a elevato contenuto zuccherino e moderatamente alcolici, tra i 15° ed i 28°; alla dicitura "crema di" segue il nome dell'ingrediente specifico, riservato a liquori con tasso zucchero di 250g/l (crema di banana, cassis, menta, cacao ecc.).



NEMICI DELLA DIETA

Regola fondamentale di ogni dieta dimagrante è di non assumere alcolici! Nella maggior parte delle occasioni tra l’altro, specie quando si ordina un cocktail, gli alcolici e i superalcolici vengono mescolati spesso con altri ingredienti, come coca cola, acqua tonica, latte, sciroppi, succhi di frutta o altre miscele ricche di zucchero. Le calorie di questi ultimi si andranno ad aggiungere alle “calorie vuote” degli alcolici, chiamate così perché non contengono quantità rilevanti dei tre macronutrienti: proteine, grassi e carboidrati.

Facciamo qualche esempio  esempio: la birra può avere dalle 150 alle 198 calorie; il vino bianco arriva a 120. Pensate invece che un piccolo bicchiere di Cosmopolitan può arrivare anche a 210 calorie, un Margarita a 400 e un cocktail formato da Rum e Coca a 185. Per avere un’idea delle calorie che ingeriamo quando consumiamo un cocktail, un amaro, un distillato o una qualunque bevanda alcolica date un’occhiata alla seguente tabella.

 

TABELLA DELLE CALORIE

Advocaat
100ml
283 kcal
1189 kJ
Amaretto
100ml
310 kcal
1302 kJ
Amaro / Bitter
100ml
200 kcal
840 kJ
Amaro Averna
100ml
327 kcal
1373 kJ
Amaro Lucano
100ml
195 kcal
819 kJ
Amaro Montenegro
100ml
195 kcal
819 kJ
Amaro Ramazzotti
100ml
275 kcal
1155 kJ
Assenzio
100ml
348 kcal
1462 kJ
Asti spumante
100ml
138 kcal
580 kJ
Bailey's Irish Cream
100ml
327 kcal
1373 kJ
Baileys
100ml
327 kcal
1373 kJ
Birra
100ml
43 kcal
181 kJ
Blue Curaçao
100ml
243 kcal
1021 kJ
Bourbon
100ml
233 kcal
979 kJ
Brandy
100ml
213 kcal
895 kJ
Calvados
100ml
252 kcal
1058 kJ
Chambord
100ml
348 kcal
1462 kJ
Champagne
100ml
75 kcal
315 kJ
Cognac
100ml
235 kcal
987 kJ
Cointreau
100ml
320 kcal
1344 kJ
Cynar
100ml
123 kcal
517 kJ
Drambuie
100ml
358 kcal
1504 kJ
Frangelico
100ml
238 kcal
1000 kJ
Gin
100ml
263 kcal
1105 kJ
Glenfiddich
100ml
230 kcal
966 kJ
Grand Marnier
100ml
253 kcal
1063 kJ
Grappa
100ml
286 kcal
1201 kJ
Jack Daniel's
100ml
146 kcal
613 kJ
Jim Beam
100ml
222 kcal
932 kJ
Jägermeister
100ml
250 kcal
1050 kJ
Kahlua
100ml
180 kcal
756 kJ
Limoncello
100ml
363 kcal
1525 kJ
Liquore
100ml
250 kcal
1050 kJ
Marsala
100ml
97 kcal
407 kJ
Martini
100ml
125 kcal
525 kJ
Midori
100ml
267 kcal
1121 kJ
Passito
100ml
112 kcal
470 kJ
Pernod
100ml
77 kcal
323 kJ
Prosecco
100ml
66 kcal
277 kJ
Punch
100ml
62 kcal
260 kJ
Rum
100ml
231 kcal
970 kJ
Sambuca
100ml
333 kcal
1399 kJ
Sangria
100ml
96 kcal
403 kJ
Scotch
100ml
222 kcal
932 kJ
Sherry
100ml
116 kcal
487 kJ
Sidro
100ml
49 kcal
206 kJ
Sloe Gin
100ml
332 kcal
1394 kJ
Southern Comfort
100ml
247 kcal
1037 kJ
Tequila
100ml
110 kcal
462 kJ
Triple Sec
100ml
153 kcal
643 kJ
Vermouth
100ml
130 kcal
546 kJ
Vino
100ml
83 kcal
349 kJ
Vino bianco
100ml
82 kcal
344 kJ
Vino rosato / Vino rosè
100ml
71 kcal
298 kJ
Vino rosso
100ml
85 kcal
357 kJ
Vodka
100ml
231 kcal
970 kJ
Whisky
100ml
250 kcal
1050 kJ
Whisky canadese
100ml
216 kcal
907 kJ
Whisky irlandese
100ml
233 kcal
979 kJ

 


SINTOMI DELL’ALCOLISMO (O ETILISMO)



  • Danni al Sistema Nervoso Centrale (SNC)
  • Esofagiti e/o ulcere esofagee
  • Lesioni della mucosa gastrica e duodenale
  • Indebolimento o atrofia muscolare e relativo infarto miocardico
  • Danni epatici (Epatite Alcolica, Steatosi alcolica)
  • Danni pancreatici
  • Atrofia dei testicoli e relative impotenza e ginecomastia
  • Aumento degli episodi di vomito e diarrea (malassorbimento e malnutrizione)
  • Alterazione della funzionalità intestinale
  • Aumento del rischio tumorale in diversi distretti: bocca, gola, esofago, stomaco e fegato, ma può contribuire anche all'insorgenza di tumori del seno e del colon
  • Dipendenza psicofisica

 

NON BEVETE PRIMA DI GUIDARE!



Il problema dell’uso e specialmente dell’abuso degli alcolici si riflette direttamente sul comportamento e quindi sulla sicurezza delle persone, specialmente se alla guida di un qualunque veicolo (automobili, moto, biciclette, camion, ecc.). Gli effetti negativi dell'alcool sulla guida sono ben noti.

Esso agisce su diverse funzioni cerebrali (percezione, attenzione, elaborazione, valutazione ecc.), con effetti diversi e strettamente correlati alla quantità di alcool presente nel sangue, cioè al tasso alcolemico. Il tasso alcolemico si misura in grammi di alcool per litro di sangue; un tasso alcolemico di 1g/litro indica quindi che in ogni litro di sangue del soggetto è presente 1 grammo di alcool puro; lo stesso tasso alcolemico può venire espresso anche nella forma 1o/oo (uno per mille) oppure 0,1 %.

Il rischio di incidente grave cresce in maniera paurosa all'aumento del tasso alcolemico: fatto pari ad 1 il rischio di quando si è sobri, cresce a 380 quando il tasso alcolemico è pari o superiore a 1,5 g/l: in pratica, l'incidente grave non è più solo molto probabile, ma addirittura quasi sicuro. Ma anche semplicemente con valori compresi tra 0,5 e 0,9 g/l il rischio è 11 volte superiore!

Continuano a resistere alcune "leggende" riguardo alla possibilità di ritardare fino all'inverosimile l'assorbimento dell'alcol: mangiare patate, cipolle, liquirizia, cibi grassi, zucchero. Tutte fesserie!!

C'è un solo rimedio per evitare i danni dell'alcol alla guida: non bere o bere in modo molto moderato, oppure bere alcolici a bassa gradazione, comunque, rispettare i "tempi di smaltimento" da parte del fegato. L'alcool anche in quantità modeste è incompatibile con la guida. Se dovete guidare, evitate di bere alcolici.

Per maggiore chiarezza potete consultare il PRONTUARIO SANZIONI USO, ABUSO E VENDITA DI ALCOLICI E SUPERALCOLICI (www.vigileamico.it)