venerdì 13 aprile 2018

La pasta non fa ingrassare: lo dice la scienza!



Secondo uno studio condotto dal St. Michael's Hospital in Canada, i carboidrati nella pasta non fanno ingrassare, anzi, possono essere molto utili anche durante una dieta dimagrante agevolando la perdita di peso. La pasta ha un basso indice glicemico rispetto alle patate, al pane e al riso bianco, il che significa che provoca minori aumenti dei livelli di zucchero nel sangue rispetto a quelli causati dal consumo di cibi che invece hanno un livello alto di questo indice.

Inoltre i carboidrati della pasta impegnano le funzioni digestive per un tempo relativamente breve rispetto ad alimenti a maggiore contenuto proteico e lipidico, consentendo a fegato e reni di compiere le operazioni di pulizia, detossicazione ed eliminazione con maggiore celerità.

Le persone coinvolte nello studio hanno mangiato in media 3,3 porzioni di pasta alla settimana invece di altri carboidrati. Da controlli effettuati è emerso che avevano perso circa mezzo chilo in 12 settimane. Gli autori sottolineano che i risultati sono generalizzabili alla pasta consumata insieme ad altri alimenti a basso indice glicemico e avvertono che sono necessarie maggiori ricerche per determinare se la perdita di peso si applica anche alla pasta come parte di altre diete salutari.


"Lo studio ha rilevato che la pasta non ha contribuito all'aumento di peso o all'aumento del grasso corporeo - evidenzia l'autore principale della ricerca, John Sievenpiper - In realtà l'analisi ha mostrato una leggera perdita di peso, quindi contrariamente alle preoccupazioni, la pasta può essere parte di una dieta sana come ad esempio quella a basso indice glicemico".


L’uso della pasta dunque non è solo appropriato ma anche raccomandabile in un corretto regime alimentare, in quanto il suo utilizzo ha anche importanti implicazioni nella fisiopatologia epatica, pancreatica e renale, nonché sull’azione di modulazione dello stato di eccitabilità del sistema nervoso centrale.


È utile consumare la pasta di sera in quanto la presenza dell’aminoacido triptofano è coinvolto nei meccanismi di induzione al sonno, tant’è che è precursore biochimico della serotonina.


E voi siete grandi consumatori di pasta o credendo di ingrassare ne consumate poca?

Continuate a seguirmi per scoprire tutto sulla pasta fresca, secca e senza glutine!

mercoledì 11 aprile 2018

Bimbi italiani vittime di verdurofobia – 5 consigli utili per cambiare abitudine



In Italia ben 2 genitori su 10 dichiarano di non riuscire a far mangiare quotidianamente ai propri figli neanche una porzione di verdura. In questo modo tali alimenti faticano ad entrare nella dieta dei bambini
Dopo aver lanciato questo allarme, l’Iias (Istituto italiano alimenti surgelati) ha stilato un vademecum di consigli pratici per aiutare i bambini a superare il rifiuto di questi importanti alimenti che durante gli anni della crescita giocano un ruolo strategico per il loro apporto di vitamine, sali minerali e fibre. Ecco di seguito i 5 consigli dell'Iias per convincere i bambini a mangiare le verdure.

1) Mani in pasta: un modo divertente per convincere i bambini a relazionarsi con il cibo è quello di coinvolgerli nella preparazione dei piatti. Sentendosi partecipi saranno anche più motivati ad assaggiare ciò che hanno contribuito a portare in tavola. Analogamente, coinvolgerli durante la spesa e chiedere loro consiglio sulle verdure da mettere nel carrello o consentire loro di scegliere dal banco freezer quelle surgelate che preferiscono, può essere di stimolo per un 'primo' assaggio.

2) Anche l’occhio vuole la sua parte: presentare le verdure in piatti cromaticamente divertenti e in formati d’appeal può rappresentare un ulteriore incentivo al consumo da parte dei bambini. Zucchine, spinaci, carote, peperoni e zucca consentono preparazioni coloratissime e attraenti per i più piccoli.

3) Spazio alla fantasia: per rendere le verdure ancora più appetitose, liberare la fantasia per dar vita a preparazioni più 'allegre' e invoglianti può essere d’aiuto: e allora sì a polpettine, frittate, crocchette, bocconcini a forma di animali, lettere, cuori, faccine sorridenti, ma anche frullati, estratti e così via. Da non dimenticare poi la pizza: tutti i bambini ne vanno matti, per cui proporla con sopra qualche verdura può sicuramente indurli ad assaggiarla.

4) Piccoli bocconi per piccole bocche: mettere nel piatto grandi quantità di verdure potrebbe scoraggiare e demotivare all’assaggio anche il bambino più propenso, facendolo sentire incapace di finire il proprio pasto. Del resto, non occorre che i bambini consumino quantità enormi di ortaggi: le porzioni devono sempre essere rispondenti al fabbisogno e all’età; sicuramente piatti meno abbondanti risultano, per i bambini, pure meno 'impegnativi'.

5) Un grammo di buon esempio vale più di un quintale di parole: se i genitori mangiano tanta verdura, i bambini avranno sempre davanti agli occhi modelli positivi a cui ispirarsi. Tutta la famiglia dovrebbe cercare di adottare lo stesso tipo di alimentazione, perché non si può pretendere che i bimbi si rimpinzino di frutta e verdura se i loro genitori disconoscono l’universo di ortaggi presenti in natura. Dire ai bambini che la verdura deve essere mangiata semplicemente 'perché fa bene', per loro non ha molto valore.
 Dare il buon esempio è l’arma principale che i genitori possono adottare, e da questo punto di vista il nostro Paese fortunatamente è tra i pochi paesi europei considerati 'virtuosi': nel 2017, in Italia sono stati infatti consumati circa 8,5 milioni di tonnellate di frutta e verdura; un quantitativo superiore del 3% rispetto all'anno precedente. Anche il ricorso alle verdure surgelate è aumentato notevolmente: nel 2016, ne sono state consumate complessivamente (tra retail e food service) 395.500 tonnellate e nel 2017 la crescita dei vegetali, complessivamente, ha toccato quota 408.200 tonnellate.

 Che verdure mangiano i vostri bambini? Quanta verdura consumate durante la settimana? Scrivetemi nei commenti!

lunedì 9 aprile 2018

Pesce arrosto o pesce lesso? Scopriamo quando fanno bene e quando fanno male


Dopo il pesce al sale, al cartoccio e alla piastra concludiamo la nostra parentesi sulle cotture del pesce esaminando quella del pesce arrosto e quella pesce lesso. Scopriamo anche in questo caso quando beneficiare di questi metodi di preparazione e quando è meglio evitarli. Anche in quest’ultima sezione troverete diverse associazioni per comporre i vostri menù a base di pesce.
PESCE ARROSTO

Con l’innalzamento della temperatura i Sali minerali tendono a cristallizzare riducendo il vantaggio della proteina del pesce per la funzione renale. Rispetto alla carne, il fosforo è uno dei pochi componenti del pesce che può aggravare il rende. La cottura prolungata ad elevata temperatura, come avviene per il pesce arrosto, provoca una perdita della parte liquida, con una concentrazione del sodio, del fosforo e di tutti gli altri sali.  Utile nell’obesità in generale e in quella degli adolescenti in accrescimento, il pesce arrosto potrà essere proposto nell’ipotiroidismo, nel diabete, nei casi di disidratazione e demineralizzazione, ma sarà controindicato nelle disfunzioni e patologie renali, oltre che nelle allergie, nell’ipertiroidismo, nell’insonnia, nelle gastriti e nelle ulcere gastro-duadenali.

Come si prepara il pesce arrosto?

·        Desquamate, eviscerate, lavate un pesce di circa 350 gr a persona (orata, spigola, etc). adagiatelo su una teglia condito con un o spicchio d’aglio, un ciuffo di prezzemolo tritato (o erbe a piacimento), una fettina di limone e un filo di olio evo.

·        Cuocete in forno a 200° per 20-25 minuti a seconda della pezzatura. A cottura ultimata condite con un filo di olio evo a crudo.

·        Fra le possibili soluzioni nutrizionali si possono realizzare i seguenti pasti: 150 gr di pesce + 1 patata fritta + 1 pomodoro condito + una pera. Oppure 40 gr di pasta alla crudaiola + 150 gr di pesce + 2 carote crude + 150 gr di ciliegie o 3 fichi maturi. O ancora 1 purè di patate + 150 gr di pesce + insalata mista + 4 albicocche o 3 susine.




PESCE LESSO

La bollitura provoca una perdita di nutrienti del pesce in quanto parte degli oligoelementi vanno in soluzione e l quota di iodio e fosforo si riduce, attenuando l’intensità dello stimolo tiroideo e l’impegno della funzione renale. Il patrimonio nutrizionale del pesce bollito è rappresentato soprattutto dalle proteine che, in seguito a questa modalità di cottura, risultano meno impegnative per il rene, ma diventano meno digeribili, potendo aggravare i pazienti affetti da patologie gastriche. Utile nell’alimentazione pediatrica e geriatrica, il pesce lesso è proponibile in menopausa, gravidanza e allattamento, magari arricchito dalla maionese, e nelle patologie renali. Sarà controindicato nelle allergie, nelle gastriti e nelle ulcere.

Come si prepara il pesce lesso?

·        Desquamate, eviscerate e lavate un pesce di circa 350 gr a persona (spigola, orata, ecc). Fatelo lessare in acqua bollente per circa 10-15 minuti, in base alla pezzatura.

·        Dopo averlo scolato, conditelo con un filo di olio extravergine d’oliva, un ciuffo di prezzemolo tritato e qualche goccia di limone (che ne migliorano la digeribilità. Se necessario salarlo con sale marino.

·        Il pesce bollito viene spesso accompagnato dalla maionese, che reintegra parte delle sostanze perse durante la bollitura e apporta le proteine indifferenziate dell’uovo, prive di scorie azotate.

·        Si potranno osservare i seguenti menù: 150 gr di pesce (con o senza maionese) + 150 gr di puntarelle + 150 gr di fragole  (utile per le patologie renali). Oppure 150 gr di pesce + 2 cipolle al forno + 1 pesca. O ancora 150 gr di pesce + 1 patata bollita + 1/4 di ananas.  In soggetti obesi con problematiche renali si assoceranno 200 gr di pesce + 1 insalata mista + 1 kiwi.




Qual è la vostra cottura preferita? Come cucinate di solito il pesce?
Prossimamente vi suggerirò qualche ricetta appetitosa a base di pesce!

venerdì 6 aprile 2018

Cottura del pesce al cartoccio e alla piastra – I segreti per non sbagliare


Dopo avervi parlato del pesce al sale in occasione del Seminario Pratico di Bioterapia Nutrizionale, vediamo insieme quali sono gli altri metodi di cottura del pesce, scoprendone le peculiarità e i segreti per non sbagliare e soprattutto scopriamo con quali altri alimenti associarlo.


PESCE AL CARTOCCIO

La concentrazione di tutti i nutrienti, in particolare iodio e fosforo, rende il pesce al cartoccio indicato nei casi di ipotiroidismo, nelle diete dimagranti, nel post menopausa, nel trattamento dell’ipercolesterolemia, del diabete e dei dismetabolismi lipidici. La sollecitazione neurologica e tiroidea di questa preparazione può essere sfruttata per stimolare la vigilanza mentale, attivare i processi della memoria. Il contenuto di zinco sarà utile nei deficit della libido maschile e nell’oligoastenospermia. A causa del contenuto di fosforo, la preparazione è invece controindicata nei casi di allergia, ipertiroidismo, eccitazione nervosa, insonnia e patologie renali severe.

Come si prepara correttamente il pesce al cartoccio?

·        Desquamate, eviscerate e lavate un pesce di circa 350 gr a persona (orata, spigola, ecc). Adagiatelo su un foglio di alluminio e farcite l’interno con aglio e prezzemolo tritati, insieme a mezza tazzina di acqua fredda. In base alle finalità terapeutiche si potrà aggiungere alloro per i soggetti con dolori colici da fermentazione, o un rametto di rosmarino ad azione antispastica.

·        Avvolgetelo completamente nell’alluminio e fatelo cuocere in forno a 200°C per 35-40 minuti a seconda della pezzatura. A cottura ultimata conditelo con un filo di olio evo a crudo.

·        A seconda delle indicazioni terapeutiche si potranno associare 180 gr di pesce + verdure crude (della famiglia delle cicorie) oppure 180 gr di pesce + 2 carciofi crudi + 150 gr di fragole





PESCE ALLA PIASTRA

L’esposizione diretta al calore provoca una disidratazione del pesce con concentrazione di tutti i suoi nutrienti.  Nello stesso tempo, la rapidità di cottura non provoca una denaturazione eccessiva della componente proteica, tanto da rendere il pesce alla piastra digeribile quasi come quello al sale con il quale condivide indicazioni e controindicazioni. La sollecitazione tiroidea esercitata dal pesce alla piastra sommata al suo contenuto di fosforo e numerosi altri oligoelementi può essere adatta per sostenere la vigilanza mentale in soggetti impegnati in attività intellettuali o nel caso di studenti prima di un esame.

Come si prepara il pesce alla piastra?

·        Eviscerate e lavate un pesce di circa 350 gr a persona (orata, spigola, ecc) senza desquamarlo. Spennellatelo con olio extravergine d’oliva e adagiatelo su una griglia rovente.

·        Appena la superfice del pesce sarà segnata dal calore giratelo dall’altra parte completando la cottura, aggiungendo qualche goccia di limone e olio evo a filo.

·        Si realizzerà un efficace associazione bionutrizionale con 180 gr di pesce + insalata mista con rucola + 2 kiwi (utile nel calo della libido) oppure 180 gr di pesce + 1 indivia riccia + 150 gr di fagiolini o ancora 150 gr di pesce + insalata mista con cipolla 150 gr di frutti di bosco (queste ultime due preparazioni sono molto utili in caso di diabete).


venerdì 23 marzo 2018

Pesce al sale, come prepararlo e perché preferire questo metodo di cottura



Durante la seconda parte del Seminario pratico di Bioterapia Nutrizionale abbiamo avuto modo di parlare del pesce e di prepararlo e gustarlo unicamente al sale. Come mai abbiamo scelto proprio questa preparazione?
 Nella cottura del pesce al sale la componente umida resta all’interno dell’alimento, insieme a tutto il patrimonio elettrolitico e al contenuto di iodio. Inoltre, la denaturazione proteica è minima, in quanto le squame del pesce e lo strato esterno di sale attenuano lo shock termico, contribuendo ad una cottura graduale e uniforme. Queste differenze rendono il pesce al sale più digeribile e più efficace quando si deve esercitare un marcato stimolo tiroideo, come ad esempi avviene durante una dieta dimagrante o durante il trattamento di patologie quali il diabete, l’ipercolesterolemia e nei deficit della libido maschile. Il pesce al sale è invece controindicato nei casi di allergie, ipertiroidismo, eccitazione nervosa, insonnia e nelle patologie renali severe (a causa della presenza del fosforo).
Nei soggetti con ipotiroidismo, ipercolesterolemia e dismetabolismo lipidico saranno adattati i seguenti esempi di pasti:
-        180 gr di pesce al sale + insalata mista + ¼ di ananas
-        180 gr di pesce al sale + 1 sedano in pinzimonio + 1 banana
-        180 gr di pesce al sale + 150 gr di cavolo cappuccio crudo + 1 mela

COME SI PREPARA IL PESCE AL SALE?
Lavate, eviscerate ma non desquamate il pesce (orata, spigola, ecc.) il cui peso dovrà essere di circa 350 gr a persona.
Adagiatelo in una teglia su di un letto di sale marino grosso, ricoprendolo interamente di sale quasi come se voleste formare una corazza. Per modellare meglio potete inumidirvi le mani con dell’acqua.
Cuocetelo in forno a 200°C per 35-45 minuti (a seconda della pezzatura più o meno grande del pesce)
Si considera completo quando il sale si sarà compattato e addensato formano una crosta unica.
Tiratelo fuori dal forno e rompete il guscio di sale con un cucchiaio, recuperate il pesce e consumatelo condendolo con un filo di olio extravergine d’oliva.
Buon appetito!






martedì 13 marzo 2018

Combattere l’insonnia a tavola – Le regole fondamentali



Sapevate che l’insonnia – sia cronica che periodica -  può essere combattuta a tavola? Avevate idea che un’alimentazione scorretta può contribuire all’aumento di questo disturbo che colpisce il 35% della popolazione e influisce negativamente sulla qualità della vita?
Cosa intendiamo per insonnia?
·        Difficoltà ad addormentarsi - latenza del sonno oltre i 30 minuti
·        Insufficiente durata del sonno notturno - tempo totale inferiore a 5,5 o 6 ore
·        Ripetuti o protratti risvegli notturni e/o risveglio precoce mattutino
·        Scarsa qualità del sonno
Preoccupazioni, problemi, ansia e paure possono trovare un valido nemico negli alimenti che, se assunti nelle giuste dosi e combinazioni, possono contribuire anche ad eliminare gli effetti collaterali dell’insonnia, tra cui stanchezza e nervosismo. L’alimentazione può divenire il perfetto alleato anche nei casi di insonnia di origine iatrogena (causata da farmaci e integratori), nelle malattie che causano irrequietezza notturna, nelle malattie respiratore o in condizioni di sovrappeso – tutte situazioni correlate a questo disturbo notturno.
Dormire bene è fondamentale perché solo durante il sonno l’organismo recupera le energie e si prepara ad affrontare un nuovo giorno. Ovviamente le esigenze cambiano a seconda della fascia d’età ma è fondamentale che il corpo reagisca impeccabilmente ai ritmi circadiani (determinati da luce e buio) al fine di ottenere un reale sonno restauratore.

ALIMENTI CHE FAVORISCONO IL SONNO

Puntualizziamo subito che la dieta per l’insonne prevede una ripartizione energetica dei pasti adeguata alle esigenze ed allo stile di vita dell’individuo affetto da tale disturbo del sonno. Si consiglia di suddividere i pasti giornalieri nella maniera più equilibrata possibile; ovvero: 25% dell'energia a colazione, il 40% a pranzo ed il 35% a cena.
La digestione è un processo attivo che impegna (a volte in maniera decisiva) l'organismo umano, ne deriva che la sollecitazione eccessiva dell'apparato digerente si ripercuote sulla qualità del sonno incrementando il metabolismo basale, le pulsazioni cardiache, la pressione sistolica, la ventilazione e la termogenesi indotta dalla dieta.
Dal punto di vista neuro-endocrino, il sonno è facilitato dalla secrezione di due ormoni: melatonina e serotonina. Al contrario, è penalizzato significativamente da: adrenalina, noradrenalina e dopamina.  Gli ormoni del sonno necessitano di un apporto sufficiente di triptofano, carboidrati complessi, vitamina B1 e B6, calcio e magnesio.
Tra gli alimenti che aiutano combattere l’insonnia, dunque, ci sono senz’altro quelli che contengono il triptofano, un amminoacido essenziale la cui caratteristica essenziale è quelle di attivare la serotonina, ossia l’ormone del buon umore che aiuta a mantenere uno stato di rilassatezza e tranquillità. Tra questi troviamo: pasta o riso, latte, yogurt, ricotta, spinaci, uova, banane, legumi, semi  di zucca e sesamo, frutta secca.
Esistono anche alcuni rimedi naturali come l'infusione o la decozione di erbe officinali; si tratta di pratiche di solito innocue che svolgono una funzione più o meno favorevole anche in base alla reazione psicosomatica di chi le utilizza (effetto placebo). Le più diffuse sono: Melissa, Escolzia, Biancospino, Camomilla, Melatonina, Tiglio e Luppolo.
Rimedi in grado di facilitare il sonno sono anche il vin brulé, il decotto di camomilla, le tisane di basilico o di buccia di mela e la mela caramellata o al forno.

ALIMENTI DA EVITARE

Le controindicazioni generali in tutti i casi di disturbi del sonno, riguarderanno:
a) i formaggi stagionati, per il loro contenuto in tiramina, tirosina e taurina;
b) l’eccesso di proteine nei pasti serali, in particolare la carne rossa;
c) i prodotti ittici a maggiore contenuto di iodio e fosforo, in modo da evitare una stimolazione della tiroide e, indirettamente, eccitare ulteriormente il sistema nervo- so;
d) gli alimenti troppo ricchi di solanina biodisponibile e di ferro come peperoni e melanzane;
e) i funghi, irritanti neurologici e impegnativi per il fegato e il rene;
f ) l’uovo sodo, che rallenterebbe la funzione epato-biliare;
g) l’uso o abuso di irritanti del sistema nervoso, come tè, caffè o coca cola, o di stimolati cellulari come l’acido citrico del limone, la vitamina C del kiwi o dell’arancia, etc.

Il glutammato monosodico è contenuto nei cibi pronti, preconfezionati e può , in alcuni soggetti, provocare una reazione eccitante.


Si sconsiglia anche l’uso di sonniferi, ansiolitici, farmaci anoressizzanti. L’uso di fumo e alcol contribuisce all’insorgenza dell’insonnia e alla sua durata nel tempo.



 10 REGOLE DA SEGUIRE

Secondo l’Osservatorio Grana Padano, ecco le 10 regole alimentari e di stile di vita per migliorare la qualità del sonno:
1. Mantenere un orario regolare del ciclo sonno-veglia: svegliarsi presto al mattino, evitando di dormire durante il giorno ed andare a letto in un orario consono e regolare, evitando attività stimolanti nelle ore serali.
2. Assicurarsi che l'ambiente in cui si dorme sia idoneo al riposo. Alcune persone sono molto sensibili alla luce, altre ai rumori. La camera da letto dovrebbe essere al buio e silenziosa, ad una temperatura adeguata e areata.
3. Non usare il letto per attività diverse dal sonno, come scrivere, guardare la televisione, usare PC o altri dispositivi elettronici.
4. Fare una cena leggera almeno tre ore prima di addormentarsi, evitare cibi fritti e alimenti troppo grassi.
5. Evitare bevande che contengono caffeina.
6. Evitare alimenti ad effetto stimolante.
7. Bere tanta acqua e idratarsi, soprattutto nella prima parte della giornata.
8. Bere una tisana o del latte caldo almeno 30 minuti prima di coricarsi.
9. Mangiare equilibrato, consumando ad ogni pasto frutta, verdura, cereali, proteine di origine animale (formaggio, uova, carne o pesce) o vegetali (legumi e prodotti della soia).
10. Prediligere attività rilassanti prima di coricarsi, come fare un bagno caldo o leggere un buon libro.

venerdì 9 marzo 2018

Seminario Pratico di Bioterapia Nutrizionale - Prenota il tuo posto adesso!



Sono giunte al termine le prime due giornate del Seminario Pratico di Bioterapia Nutrizionale svoltosi nella sede di Let’s Cook in Corso Garibaldi 113 a Barletta. Il 16 e 17 marzo sono previsti gli altri due incontri per cui è ancora possibile iscriversi. Se volete farlo potete contattarmi al numero 3207405079 o scrivermi all’indirizzo stefania.dellatte@libero.it

È stato emozionante spiegarvi che significato ha per me la nutrizione, ma è stato ancor più entusiasmante osservare come una nuova consapevolezza abbia potuto rivoluzionare totalmente la visione di qualcosa che apparentemente può sembrare banale: l’alimentazione. Perché alimentarsi non significa solamente ingerire del cibo per saziare l’appetito. Significa scegliere con cura i migliori prodotti che finiranno sulla tavola. Significa conoscerne la composizione e scoprire con quale abbinamento è più “efficace”. Significa capire qual è il metodo di cottura più efficace al fine di mantenere inalterate le proprietà di ciascun nutriente.

Non a caso, infatti, la celebre frase del filosofo tedesco Ludwig Feuerbach “Noi siamo quello che mangiamo” rispecchia perfettamente lo spirito di questo seminario in cui si apprende come una corretta alimentazione (con le giuste indicazioni per ogni necessità) rappresenti realmente il mantenimento del buono stato di salute. La preparazione degli alimenti e la composizione dei pasti influiscono in modo determinante sul conseguimento dei risultati clinici a patto che siano eseguiti a regola d’arte, dal punto di vista dei metodi di cottura e delle associazioni.

Cosa abbiamo imparato in questo primo weekend e cos’altro apprenderemo?
In primis si è compreso che per seguire le linee guida della Bioterapia Nutrizionale  è necessario approcciarsi allo studio approfondito dei singoli alimenti (proprietà, preparazione, modalità di cottura) al fine di comprendere come questi possano influire sulle funzioni organiche del corpo umano per preservarne o migliorarne lo stato di salute. Senza una conoscenza di base non si potranno sostenere e rispettare scelte alimentari coerenti.

Parlando di scelte è stato opportuno affrontare uno dei tanti dilemmi culinarie: “Quali sono i materiali e gli utensili più adatti in cucina?”.  È stata una sorpresa per molti partecipanti scoprire che sia la forma che la diversa conducibilità termica dei materiali possono far sì che la scelta di questo o quel contenitore (ferro, rame, alluminio, acciaio) sia determinante per soddisfare le esigenze di ogni specifica cottura (di cui è altrettanto opportuno apprenderne le varietà, la giusta metodica e la sua applicazione con determinati alimenti piuttosto che con altri).

Una corretta alimentazione è utile anche per prevenire spiacevoli fastidi come il reflusso gastroesofageo, il gonfiore addominale e la lentezza digestiva. Per questo motivo è stato spiegato perché è importante imparare a fare correttamente la spesa tanto quanto apprendere le varie tecniche di cottura.

Durante questa prima fase abbiamo imparato a conoscere del dettaglio alimenti che troviamo quotidianamente sulle nostre tavole: pane, pasta, lieviti, cicorie, crucifere e l’immancabile olio extravergine d’oliva.

Nei prossimi due appuntamenti vi insegneremo come scegliere correttamente il pesce ed altri prodotti ittici, quali formaggi preferire e come le carni (specialmente quella rossa) interagiscono con il nostro organismo. E ancora, ampio spazio sarà dato al riso, alle verdure, alle uova e alla frutta, in modo da rendere il quadro alimentare più completo possibile.

Anche la seconda parte del seminario di Bioterapia Nutrizionale si concluderà con la cena per il venerdì e il pranzo per il sabato, a base dei prodotti cucinati durante le sessioni di studio.

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