giovedì 29 novembre 2018

La pizza è più buona se la prepari a casa! Ecco la ricetta!



La pizza comunemente reperibile in commercio (ad esempio quelle surgelate) o nelle pizzerie ha un impiego nutrizionale e terapeutico molto limitato per una serie di ragioni riguardanti gli errori di lievitazione, l’impiego di farine miste nello stesso impasto e la frequente aggiunta di zucchero, che accelera ulteriormente e in modo improprio i tempi di lievitazione. Qualora foste disposti a cucinarla a casa (è anche divertente!) troverete qui di seguito la modalità di realizzazione della classica pizza con pomodoro, basilico e mozzarella. La pizza è utile negli adolescenti in accrescimento che si giovano del calcio della mozzarella e delle vitamine del gruppo B del lievito. Sarà invece controindicata nelle allergie, nel meteorismo intestinale con colite spastica, nelle ipofunzioni epato-biliari e nel diabete. Vediamo insieme come prepararla.
1)    In una terrina fate sciogliere una punta di coltello di lievito di birra in 125 grammi di acqua fredda e stemperate.
2)    Aggiungete un pizzico di sale fino e un cucchiaio di olio extravergine d’oliva e cominciate ad impastare con le mani.
3)    Aggiungete poco per volta circa 250 grammi di farina bianca fino ad ottenere un composto omogeneo e compatto (il classico panetto!)
4)    Spolverate una manciata di farina sulla superficie esterna e lasciate riposare il panetto coperto e al caldo per almeno un paio d’ore.
5)    Intanto preparate una passata di pomodori freschi
6)    Tagliate a pezzetti una mozzarella da 150 grammi
7)    Passate le due ore l’impasto risulterà soffice ed elastico. Portatelo con delicatezza su una teglia e stendetelo lungo tutti i lati bucherellando il fondo con una forchetta e creando lo spessore per i bordi
8)    Spalmate la passata di pomodoro al centro della pizza fino a raggiungere i bordi ma senza macchiarli. Lasciate una cornice di circa 1 centimetro.
9)    Informate a 220° per 10 minuti
10)  Trascorso questo tempo estraete la pizza dl forno e aggiungete la mozzarella tagliata a cubetti e rimettetela in forno spento per farla fondere.
11)  A cottura ultimata aggiungete qualche fogliolina di basilico fresco e se desiderate anche qualche oliva.

Avete mai provato a fare la pizza in casa? Qual è la vostra preferita? Scrivetemi nei commenti!

lunedì 26 novembre 2018

Due gustose ricette con le fette di pane: ottime per colazione o merenda!


Vediamo insieme due ricette semplicissime, economiche e salutari a base di fette di pane. Se desiderate che il pane sia croccante potete tostarle leggermente in padella o direttamente nel tostapane.
PANE, BURRO E MARMELLATA

Questa ricetta costituisce una soluzione adatta nei bambini in accrescimento, negli studenti e in soggetti normali senza asma e allergie. La presenza del burro, oltre a garantire apporto di calcio, proteine e fosfolipidi insaturi ad elevato valore biologico, riducono l’indice glicemico rispetto alla semplice associazione pane-marmellata, modulando la funzione endocrina del pancreas negli individui iperinsulinemici. Questa soluzione nutrizionale garantisce un apporto di lipidi insaturi (a condizione che il burro sia di buona qualità) calcio, vitamina D, proteine e zuccheri, il cui rilascio viene prolungato notevolmente dalla presenza dei grassi contenuti nel burro. Sconsigliabile nelle allergie e nel diabete.
Prepararlo è semplicissimo. Vi basterà spalmare un cucchiaio da minestra di marmellata su una fetta di pane da 50 grammi. Aggiungete circa 10 grammi di scagliette di burro tagliate sottilmente. Il tipo di marmellata potrà essere scelto in base alle esigenze o gusti. Questa ricetta è adatta come colazione o merenda nei bambini.



PANE E UOVO STRAPAZZATO


È una ricetta adatta nei soggetti astenici e debilitati che necessitano di uno stimolo epatico, di un apporto proteico e di tutti i nutrienti specifici dell’uovo. È ideale nel trattamento bionutrizionale del diabete poiché è un’associazione equilibrata dal punto di vista della percentuale di lipidi, glicidi e proteine e induce un consumo di glucosio ematico in eccesso, sia per lo stimolo adrenergico dell’uovo e per l’attivazione epato-biliare. Se ne gioveranno anche sportivi e adolescenti in accrescimento, donne in gravidanza e in allattamento. Sarà controindicato nei casi di calcolosi biliare, nelle allergie e nella colecisti in fase acuta.

Si prepara facilmente. Anche questa ricetta può essere impiegata come colazione o merenda nei bambini e negli adolescenti.



·       Scaldate una padella con un fondo di olio extravergine d’oliva evitando di arrivare al punto di fumo (poiché renderebbe i lipidi dell’uovo saturi).

·       Rompete l’uovo direttamente nella padella appena inizierà a coagularsi stracciatelo con l’aiuto di una forchetta o di un mestolo di legno.

·       Spegnete il fuoco e salate quanto basta con il sale marino.

·       Adagiate l’uovo strapazzato su una fetta di pane di circa 50 grammi a persona.

·       Potete accompagnarlo con finocchio in pinzimonio ed una pera.



E voi cosa adorate spalmare sulle fette di pane? Scrivetemi nei commenti!

venerdì 23 novembre 2018

Tutti i benefici del pane comune



Continuiamo a parlare del pane e cominciamo col dire che il processo di panificazione è sostanzialmente rimasto lo stesso nel corso dei secoli. In questo articolo vi parlerò del pane comune che la Legge definisce “il prodotto ottenuto dalla cottura totale o parziale di una pasta convenientemente lievitata, preparata con sfarinati di grano, con o senza aggiunta d sale”.
Il pane comune si ottiene impastando acqua, farina bianca, lievito e sale.  Non addizionato da zuccheri solubili, estratti o componenti vari, è un alimento meno aggressivo per la funzione endocrina del pancreas e non produce effetti collaterali in condizioni patologiche. Controindicazione assoluta in caso di celiachia e tutte le intolleranze del glutine, in cui il pane comune può essere sostituito con gallette di riso o pane di mais. Anche in caso di patologie renali importanti il consumo di pane deve essere drasticamente ridotto.
In presenza di diabete invece si eviterà la tostatura delle fette di pane, in quanto il calore, seppure riducendo i lieviti residui (quindi riducendo anche la possibilità di meteorismo intestinale), scinde una quota aggiuntiva di amidi rendendoli ancora più biodisponibili.
Per quanto riguarda la funzionalità gastrica, il pane secco non tostato (o la parte secca esclusa la mollica) sarà utile nel trattamento della ipercloridria gastrica poiché assorbirà i succhi gastrici in eccesso migliorando la sintomatologia dei pazienti che ne soffrono.
Il pane comune con farina di frumento, nella quantità di 50 gr a pasto, è impiegato costantemente nei trattamenti nutrizionali per l’apporto di carboidrati complessi, ad integrazione o completamento dei tre pasti principali (colazione, pranzo, cena).
Avreste mai immaginato, ad esempio, che una semplice bruschetta è utilissima nelle affezioni virali e batteriche o nei raffreddori? Le molecole dell’aglio, infatti, sono in grado di raggiungere gli alveoli polmonari esplicando la loro azione terapeutica. La vitamina A, il retinolo e le lipoproteine dell’olio extravergine d’oliva crudo svolgeranno un’azione antinfettiva a carico delle mucose, Provare per credere!!

martedì 20 novembre 2018

Maggiore chiarezza sui termini 'pane fresco' e 'pane conservato'



La Gazzetta ufficiale ha pubblicato un decreto in cui il ministero per lo Sviluppo chiarisce la definizione di "panificio", "pane fresco" e "pane conservato". Tutto ciò per valorizzare l'artigianalità del prodotto e la materia prima made in Italy anche attraverso una normativa sanzionatoria e l'introduzione di un'etichettatura del pane. Vediamo insieme le nuove definizioni.
PANIFICIO: l'impresa che dispone di impianti di produzione di pane e svolge l'intero ciclo di produzione dalla lavorazione delle materie prime alla cottura finale.
PANE FRESCO: si intende il pane preparato secondo un processo di produzione continuo, privo di interruzioni finalizzate al congelamento o surgelazione. Inoltre viene ritenuto continuo il processo di produzione quando non intercorra un intervallo di tempo superiore alle 72 ore dall'inizio della lavorazione fino al momento della messa in vendita del prodotto.
PANE CONSERVATO: sarà prevista invece la vendita in scomparti appositamente riservati.
In realtà, a detta delle organizzazioni e degli operatori del settore, si tratta di un quadro normativo necessario ma non sufficiente, perciò si continua a restare in attesa di una legge del comparto dell'arte bianca.

"Il testo del decreto ministeriale - ha commentato il presidente di Assopanificatori nazionale Davide Trombini- è molto schematico e restrittivo rispetto alle disposizioni contemplate nei Ddl in esame al Senato e alla Camera e non risponde alle esigenze della categoria che, con ancor maggior vigore, dovrà lottare per vedere approvato il testo di legge che ingloberebbe e supererebbe le definizioni riportate che risentono della lunga trattativa. Si tratta comunque di un primo importante risultato". "Ma ribadiamo- aggiunge- che alla luce del Dm la legge sulla panificazione è ancora più urgente". Gabriele Rotini di Cna agroalimentare (Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola media impresa) condivide la ratio delle leggi ma sostiene la necessità di un quadro normativo coerente ed uniforme che superi la frammentazione territoriale, frutto di disposizioni regionali disomogenee che hanno stabilito criteri differenti sulla denominazione di pane fresco.

Fonte notizia: Ansa

venerdì 16 novembre 2018

Via libera alla vendita di carne sintetica negli USA



Avete capito bene: carne sintetica. Gli Stati Uniti hanno autorizzato la vendita di carne ottenuta a partire da colture cellulari, pertanto detta “sintetica”

In un comunicato congiunto il dipartimento per l'agricoltura statunitense (Usda) e l'Fda hanno infatti annunciato che si occuperanno congiuntamente degli aspetti regolatori e di sicurezza di questi prodotti, rimuovendo l'ultimo ostacolo legislativo ad un uso su larga scala.

Il primo esperimento di hamburger ricavato in laboratorio risale al 2013, quando il ricercatore olandese Mark Post servì ad alcuni giornalisti un hamburger frutto di due anni di lavoro e 325mila dollari di costo. Da allora diverse aziende si sono lanciate nell'impresa, con alcune previsioni che danno la carne sintetica nei piatti nel 2020. Dopo diversi mesi di dibattito le due agenzie statunitensi si sono accordate su come seguire la produzione nelle varie fasi supervisionando scrupolosamente il processo di produzione.
L'Fda si occuperà della raccolta e della conservazione delle cellule, della crescita e della differenziazione. Una transizione dall'Fda all'Usda avverrà durante la fase di raccolta delle cellule. L'Usda quindi si occuperà della produzione e dell'etichettatura dei prodotti.

Voi che ne pensate? Scrivetemi nei commenti.

fonte notizia: Ansa

martedì 13 novembre 2018

Brodo di pollo, il miglior rimedio contro febbre, batteri e virus!


Il brodo di pollo, per la modalità di preparazione e per i suoi componenti, è dotato di una potente azione antibatterica ed antifebbrile, potenziata dall'aggiunta finale di peperoncino e di un cucchiaio di vino rosso. Questo rimedio bionutrizionale agisce terapeuticamente nelle forme febbrili, in virtù del carico proteico delle albumine disciolte nel brodo, a cui si sommano il potere antibatterico e antivirale del chiodo di garofano e dell'aglio, e l'azione antibiotica del vino e della cipolla.
Infine l'effetto diuretico congiunto della cipolla e del sedano, dotato quest'ultimo anche di azione antifebbrile, agevolano l'eliminazione renale utilissime in queste circostanze. E' controindicato solo nelle allergie.

Come prepararlo correttamente?

- Prendete un quarto di pollo (potete utilizzare anche il petto)
- Mettetelo a cuocere in acqua fredda con mezza cipolla, una costa di sedano, una carota rande, due chiodi di garofano e uno spicchio d'aglio.
- A cottura ultimata aggiungete un cucchiaio di vino rosso e se gradite il piccante aggiungete un po' di peperoncino fresco
- Infine aggiungete 50 grammi di pastina o di riso a persona e salate un po' con sale marino

giovedì 8 novembre 2018

Avete mai sentito parlare del sale marino sublinguale?


L'assorbimento sublinguale del sale marino, saltando il circolo enetero-epatico, passa direttamente nel circolo generale, veicolando il cloruro di sodio e tutti  gli altri elettroliti. L'effetto sarà immediato in tutte le condizioni caratterizzate da contratture, spasmi, crampi (anche secondari a squilibri del calcio, potassio o entrambi). Nel primo caso la sintomatologia sarà limitata alle estremità degli arti inferiori o superiori con irrigidimento, blocco e dolore alle dita dei piedi o delle mani. Nel caso di ipotassiemia invece si verificherà un irrigidimento della muscolatura delle gambe (come può avvenire dopo profuse sudorazioni per sforzi intensi e prolungati) o dopo un uso eccessivo ed improprio di farmaci diuretici. 

Dunque in presenza di crmpi o spasmi sarà utilissima la somministrazione di 1 chicco di sale marino grosso sotto la lingua. Questo rimedio ristabilendo l'equilibrio elettrolitico, interromperà la crisi. 

Ancora più efficace è la soluzione ipertonica di acqua e sale marino, da dare a gocce nei casi di incipiente crisi epilettica nei bambini cerebrolesi.

lunedì 5 novembre 2018

Dieta Mediterranea, manca un'adeguata comunicazione e la logistica per il reperimento dei proditti


Continua a rimanere antidoto principe ed elisir di longevità la Dieta Mediterranea, ma fatica ad arrivare sulle tavole soprattutto a quelle delle grandi città. L'allarme arriva con l'ultima edizione di Roma ExpoSalus and Nutrition, evento che ha coinvolto alla Fiera di Roma cittadini e professionisti sulla buona salute. Chef stellati e operatori del settore, a confronto, hanno espresso preoccupazione sulla difficoltà di recuperare con facilità ingredienti che fanno parte integrante dell'alimentazione proposta dalla dieta diventata Patrimonio Culturale Immateriale dell'Umanità Unesco, oltre a segnalare uno svuotamento dei contenuti dietro il significato di dieta mediterranea. 

"Il problema- afferma la chef stellata Cristina Bowerman, con diverse realtà ristorative nella Capitale - non è tanto il costo di proporre un menu con prodotti della dieta mediterranea, quanto quello della reperibilità e della logistica. Il modello da seguire - sostiene la presidente degli Ambasciatori del gusto - deve essere quello dello chef di campagna che ha naturalmente più facilità a recuperare gli ingredienti avendoli praticamente sul posto, ma allo stesso tempo bisogna mettere in condizione anche lo chef delle grandi città con piattaforme logistiche e magari attuando una liberalizzazione dei farmer's market, pensando a possibili sgravi fiscali".

Dal punto di vista strettamente nutrizionale Giuseppe Scapagnini, biochimico clinico Università degli studi del Molise e direttore del comitato promotore di "Roma ExpoSalus", sottolinea invece il problema che il messaggio di dieta mediterranea "è stato svuotato di contenuti, legando il concetto soprattutto al marketing e trascurando i valori nutrizionali degli alimenti, dimenticando inoltre di evidenziarli con maggiore attenzione nelle etichette dei prodotti alimentari".

fonte notizia: Ansa

lunedì 29 ottobre 2018

Due ricette tipiche e salutari: carbonara e pasta all’arrabbiata



Continuiamo a parlare della nostra amata pasta! Ebbene sì, queste due ricette tipiche della tradizione italiana rappresentano due piatti a base di pasta non solo nutrienti ma anche buonissimi e semplicissimi da preparare. Noterete che sono particolarmente indicati in presenza di determinate patologie o trattamenti farmacologici, pertanto risulteranno un vero e proprio toccasana.



CARBONARA


La pasta alla carbonara è adatta a chiunque non soffra di patologie organiche epato-colecistiche, ma che necessiti di una sollecitazione metabolica e di un consistente apporto nutrizionale ed iperproteico. È un piatto che andrà benissimo per adolescenti in accrescimento (soprattutto in deficit di sviluppo ormonale maschile o ginecomastia), sportivi, individui astenici o deproteinizzati. Il carico glicemico bilanciato dalle proteine e dai lipidi e dall’intensa stimolazione epatica rendono la preparazione idonea nel trattamento del diabete e delle ipercolesterolemie. Le controindicazioni riguardano le allergie, il dismetabolismo lipidico, la calcolosi biliare e le patologie organiche del fegato, oltre alle cefalee di origine digestive. Come si prepara una carbonara perfetta?
1.     Fate cuocere in una casseruola 50-70 grammi (a persona) di pasta secca in acqua bollente salata;

2.     Tagliate delle listarelle o cubetti di guanciale;

3.     In una padella versate 2 cucchiai d’acqua, aggiungete il guanciale e cuocete a fuoco minimo. Man mano che l’acqua evaporerà si libereranno i lipidi contenuti nella carne di maiale. Una volta rosolato il guanciale spegnete la fiamma;

4.     Anche se la ricetta originale non lo prevede, se desiderate potete aggiungere al guanciale aglio o cipolla tritata;

5.     Sbattete 1 uovo in una ciotola e aggiungete due manciate di pecorino romano (se non lo gradite potete optare per il Parmigiano Reggiano)

6.     Scolate la pasta cotta al dente conservando una tazzina di acqua di cottura. Riversate la pasta nella casseruola e aggiungete il mix di guanciale e formaggio e l’uovo sbattuto;

7.     È importante essere rapidi per garantire la cottura dell’uovo al solo calore della pasta. Girate con un mestolo di legno e aggiungete qualche goccia d’acqua, salando e pepando alla fine se necessario.



PASTA ALL’ARRABBIATA


Probabilmente non ve lo sareste mai aspettato ma questo piatto di pasta è particolarmente indicato durante i trattamenti di chemioterapia grazie al sostegno epatico dei carboidrati della pasta e alla specifica modalità di cottura del pomodoro che sarà terapeuticamente efficace per attivare le funzioni digestive e detossicanti del fegato. La pasta all’arrabbiata, infatti, si rivela una soluzione ideale in caso di congestione del circolo venoso-portale, con rallentamento digestivo, flatulenza ed emorroidi. Infatti il peperoncino funziona da cicatrizzante e mummificante su lesioni locali, insieme all’aglio che grazie all’azione antibatterica, eviterà il rischio di ascessi. Per il marcato stimolo epatico di questa preparazione, potrà essere impiegata in una dieta dimagrante, nella stipsi e nel diabete.  Controindicazioni solamente nell’ipertensione arteriosa e nelle patologie renali severe. Come si prepara una perfetta pasta all’arrabbiata?


1.     Fate soffriggere e imbiondire in una padella 1 spicchio d’aglio con 3 cucchiai di olio extravergine d’oliva;

2.     Aggiungete 3 pomodori San Marazno tagliati a cubetti piccoli (o in alternativa 10 pomodorini pachino tagliati a metà) coprendo tutto l’olio bollente e fate cuocere finché non saranno destrutturati. Fate attenzione che l’olio sia ben caldo poiché solo in questo modo i pomodori si disidrateranno liberando tutto il licopene, una sostanza antiossidante e antitumorale contenuta nella buccia;
3.     Nel frattempo in una casseruola fate cuocere in acqua bollente salata 50-70 grammi di pasta secca (a persona) o 150 gr di pasta fresca (a persona);
4.     A cottura ultimata scolate la pasta e saltatela in padella con il sughetto a fiamma vivace per una ventina di secondi;

5.     A fiamma spenta aggiungete del peperoncino fresco tritato. In questo modo senza il calore eccessivo della fiamma si manterrà il colore vivace e soprattutto il contenuto di capsaicina e di vitamina C non si altereranno.



E voi quale piatto di pasta preferite tra carbonara e arrabbiata? Scrivetemi nei commenti!

giovedì 25 ottobre 2018

World Pasta Day: la pasta non fa ingrassare e rende più felici!



Chi è o è stato mio paziente lo sa perché lo ripeto sempre: LA PASTA NON FA MALE! Tant’è che io stessa nella mia pratica nutrizionale ne inserisco spesso il consumo durante la sera, saltandola in padella con condimenti leggeri, gustosi e salutari.
Oggi 25 ottobre, in occasione del World Pasta Day arriva dagli endocrinologi una serie di consigli per mangiare la pasta senza rischio di ingrassare e soprattutto senza sensi di colpa. A fornire utili indicazioni e trucchi ci pensa Serena Missori, endocrinologa e nutrizionista, in collaborazione con il provider Ecm 2506 Sanità in-Formazione e Consulcesi Club. Scopriamoli insieme! 
1)    Scegliere la pasta integrale è il primo passo, perché consente, senza rinunciare al gusto, di assumere carboidrati a lento rilascio. Cioè quei carboidrati che mantengono stabile il livello di zuccheri nel sangue e forniscono energia in modo costante, permettendo all'organismo di assorbirli e usarli lentamente. Attenzione però a non farsi ingannare dalle etichette: deve essere indicata chiaramente la dicitura farina integrale o 100% integrale per essere sicuri che la pasta sia preparata esclusivamente con farine che non abbiano subìto raffinazione.
2)    Meglio saltarla in padella con un cucchiaino di olio extra vergine di oliva, aglio (che aiuta il corpo ad abbattere i depositi grassi) e peperoncino (che aumenta il metabolismo).

3)    Per evitare il gonfiore addominale e non avere picchi di glicemia, scolare la pasta al dente e sciacquarla sotto l'acqua fredda. Cotture troppo prolungate infatti tendono a far innalzare l'indice glicemico e a rendere gli amidi della pasta più facilmente assimilabili.
4)    Consumare della verdura cruda prima di una spaghettata o di un bel piatto di pasta corta, anche un semplice pinzimonio in olio extra vergine di oliva, e a seguire una porzione di verdura cotta, saltata in padella o grigliata (ma non bollita), crea una sorta di paracadute per l'assorbimento degli zuccheri, impedendo un'impennata della glicemia.
5)    Sfatiamo un mito: non è vero che sia assolutamente da evitare il primo piatto di sera. La pasta a cena fa bene, rilassa e aiuta a dimagrire. Questo perché favorisce la sintesi di serotonina e di melatonina facendo assorbire maggiormente il triptofano. Quindi fa rilassare e aiuta il sonno: se ci rilassiamo, si riducono gli ormoni dello stress, fra cui il cortisolo, colpevoli di favorire l'aumento di peso.


(Fonte notizia Ansa)

martedì 23 ottobre 2018

Qual è il superfood che abbassa la glicemia ed è un prezioso alleato nel diabete di tipo 2?


Il diabete di tipo 2 è una condizione comune che colpisce circa milioni di persone in ogni paese ed è causato dal fatto che il pancreas non produce abbastanza insulina ormonale. Effettuare alcuni cambi di dieta o stile di vita potrebbe ridurre il rischio diabete di tipo 2. E se vi dicessi che esiste un superfood che se assunto quotidianamente aiuta ad abbassare la glicemia nel sangue?
Il superfood in questione è... il fagiolo!

I fagioli hanno un basso indice glicemico, il che significa che causano un più basso aumento dei livelli di zucchero nel sangue e anche più lentamente. Sono ricchi di fibre, amidi e proteine e sono un'ottima fonte di carboidrati. Sono poveri di aminoacidi solforati ma ricchi di vitamine C e B1, ferro, potassio e calcio (parzialmente diluiti nell'acqua di cottura). L'elevato contenuto di lisina li rende un ottimo integratore dei cereali. 

In presenza di diabete di tipo 2 diabete i più indicati sono fagioli borlotti, fagioli blu scuro o fagioli neri. La loro azione moderatamente iperglicemizzante viene infatti annullata se conditi con olio extravergine d'oliva ed associati ad una cipolla cruda (ipoglicemizzante).

I cibi ricchi di nutrienti e a basso carico glicemico sono alimenti ottimali per i diabetici pertanto fagioli, lenticchie e altri legumi sono ottimi alleati sia nella cura che nella prevenzione del diabete di tipo 2 poiché mantengono la pressione sanguigna più bassa e aiutano a mantenere regolare il livello di colesterolo nel sangue.

Grazie al loro ricco contenuto di fibre sono utili nella stipsi specialmente se associati alla pasta. Consumati con il riso producono un effetto energizzante immediato grazie alla biodisponibilità dell'amido del riso che garantirà un minor impego renale rispetto alla pasta.

RICETTA - FAGIOLI RIPASSATI

Questa preparazione è adatta per reintegrare la carenza o le perdite di sali minerali. I pomodori Pachino cotti in olio bollente, il ferro del vino rosso gli oli essenziali delle erbe aromatiche rendono il piatto particolarmente adatto in soggetti reduci da profuse sudorazioni per attività lavorativa o sportiva. Se ne gioveranno i soggetti demineralizzati, con fragilità delle unghie e dei capelli o con problemi di osteoporosi, i pazienti diabetici e quelli in dieta dimagrante che necessitano di calcio e silicio. Vediamo insieme come prepararli:

- Lavate mediamente 50-60 gr di fagioli secchi a persona con acqua corrente fredda. Dopo averli sciacquati bene teneteli a bagno per almeno 4 ore.

- Trascorso il tempo dell'ammollo metteteli in una casseruola insieme a mezza cipolla, una costa di sedano e una carota. Coprite con abbondante acqua fredda e cuocete a fuoco basso finche non saranno teneri.

- Fate rosolare in una padella uno spicchio d'aglio, un rametto di rosmarino e una foglia di alloro in un fondo di olio extravergine d'oliva. Sfumate con una spruzzata di vino rosso (in questo modo si rendono biodisponibili gli olii essenziali delle erbe aromatiche).

- Quando il vino sarà evaporato aggiungete 3-4 pomodorini Pachino tagliati a metà facendoli disidratare piuttosto velocemente.

- Scolate i fagioli conservando una piccola quantità dell'acqua di cottura. Ripassateli qualche minuto in padella con gli altri ingredienti salando con sale marino fino quanto basta.

Per l'attivazione epatica e per il contenuto in fibre dei fagioli, questa preparazione è indicata anche in caso di stipsi associandola con un finocchio crudo condito ed una mela cruda con la buccia.

E voi come amate cucinare i fagioli? Scrivetemi nei commenti!

venerdì 19 ottobre 2018

Verdure invernali... quali sono le vostre preferite?

Oggi vi parlo di verdure invernali e vi ripropongo un video girato negli studi di Amica9 Tv in cui durante il programma "Mattinamica" faccio un focus su tutte le prelibatezze vegetali che troviamo durante l'inverno. Cime di rapa, cavolfiore, broccoli, verza ecc.. Quali sono le vostre preferite?

martedì 16 ottobre 2018

Mandorle, ricche di sali minerali e oligoelementi ma… attenti alle calorie!


«Io ho sempre le mandorle in tasca, spuntino ideale e alle mie figlie lo spiego, per esempio quando andiamo al cinema, che si possono mangiare quelle», a dirlo è il campione olimpionico Massimo Rosolino durante una conferenza alla Fondazione Golinelli di Bologna per l’incontro “La scienza in tavola”.

COSA BISOGNA SAPERE SULLE MANDORLE?


Le mandorle sono i semi commestibili del mandorlo (Prunus Dulcis), una pianta appartenente alla famiglia delle Rosacee. Sono alimenti privi di colesterolo che appartengono all’insieme dei gruppi oleosi conosciuti anche come “frutta secca”.
Per il loro contenuto nutrizionale le mandorle secche sono impiegate in numerose patologie, proponendole in macedonie con frutta (5-6 unità) o come componenti di diverse preparazioni. Il notevole contenuto di calcio, potassio e magnesio ne giustifica l’impiego in patologie caratterizzate da spasticità, nell’epilessia, nell’insonnia secondaria a contrattura della muscolatura striata o nell’ipereccitabilità neurologica per squilibri elettrolitici. In quest’ultimo caso un’azione specifica sul metabolismo nei neuroni viene svolta dal litio contenuto nella pellicola scura che avvolge le mandorle secche. In queste malattie vengono fatte assumere durante le ore del giorno nella massima quantità di 15, da distribuire fra le ore mattutine e quelle pomeridiane. La loro ridotta percentuale di zuccheri biodisponibili, la ricchezza in oligoelementi, nonché la presenza significativa di vitamina B1, B2, PP ed E le rendono adatte per riequilibrare strutturalmente il sistema nervoso e reintegrare le carenze nutrizionali secondarie a malattie invalidanti, ma anche nel trattamento nutrizionale dell’oligospermia, in virtù del loro contenuto in zinco. Sono invece controindicate nell’ipotiroidismo e nella stipsi atonica. È un alimento di prim’ordine nella dieta vegana.
QUANTE MANGIARNE OGNI GIORNO?
A causa del loro apporto calorico (600kcal/100gr) le mandorle secche devono essere consumate con una certa moderazione. Non più di 10-15 unità al giorno (circa 20-30 gr)

mercoledì 10 ottobre 2018

La zucca: sapevi che ha un’azione sedativa e fa bene alla vista?



Oggi vi parlo della regina degli ortaggi autunnali: la zucca! Come probabilmente saprete o avrete notato, ne esistono numerose varietà. Le più comuni si caratterizzano per una scorza costoluta o bitorzoluta ed una polpa soda e compatta di colore arancione più o meno intenso.
La zucca è ricchissima di vitamina A e K, ha una buona percentuale di glicidi, potassio, magnesio e calcio per cui esplica una funzione sedativa a carico del sistema nervoso centrale. Per questo motivo nei soggetti ansiosi è consigliabile un buon piatto di pasta e zucca, mentre nei soggetti affetti da disfunzioni o patologie epatiche ne è sconsigliato il consumo poiché andrebbe ad aggravare l’impegno metabolito cui viene sottoposto l’epatocita.
L’iperglicemia indotta dalla zucca tende a diminuire la coagulabilità del sangue, rendendolo meno denso, soprattutto se cucinata lessa o al forno con olio extravergine d’oliva che renderà biodisponibile la vitamina K. Per questo motivo potrà essere proposta nelle sindromi emorragiche, nelle piastrinopenie e in tutti i casi di ipercoagulabilità del sangue. Andrà evitata quindi nelle patologie epatiche, nel diabete e nei casi di iperviscosità ematiche.
Escludendo le controindicazioni la zucca può essere considerata un efficace presidio terapeutico per la vista e per la prevenzione della cataratta, considerata la presenza di vitamina B2 utile alla visione crepuscolare nonché utile antiossidante per la prevenzione di tumori.
Inoltre il beta-carotene di cui è ricchissima potenzia il sistema immunitario stimolando la produzione dei linfociti T. per questo motivo la zucca può essere impiegata efficacemente in tutte le malattie da immunodeficienza come l’AIDS.

Come prepararla in maniera veloce, semplice e gustosa?

RICETTA – ZUCCA FRITTA
Private la zucca della buccia esterna, lavatela, tagliatela a pezzi sotili e lasciatela asciugare.
Friggete 150 grammi a persona in una casseruola con olio extravergine d’oliva bollente. A cottura ultimata salate con sale marina e servite ben calda.
Per la sua azione fluidificante ematica evitate l’impiego di aglio se in presenza di sintomi emorragiche, piastrinopenie e ipocoagulabilità del sangue. Diversamente potete utilizzare l’aglio.
La zucca fritta può essere assunta per contrastare un aipovitaminosi A o per garantirne un giusto apporto.
Pasto consigliato (a persona): 150 gr di straccetti con rucola + 150 gr di zucca fritta + 150 gr di mirtilli oppure 1 petto di pollo ai ferri + 150 gr di zucca fritta + 4 albicocche.

Anche voi adorate la zucca? Come vi piace cucinarla? Scrivetemi nei commenti!

lunedì 11 giugno 2018

Latte materno, risorsa unica e insostituibile – Tutto ciò che dovete sapere



Hai appena partorito e ti stai chiedendo come far crescere sano e forte il tuo bambino? Nei primi 6-12 mesi di vita non esisterà alimento migliore del latte materno, l’unico a fornire tutti gli alimenti nutritivi nelle giuste proporzioni. Oltre all'assenza del peso economico, il latte materno ha il potere di migliorare il rapporto madre-bambino ed è sempre pronto all'uso, fresco e a temperatura corporea.

Nei primi 5-6 giorni dopo il parto la donna produce il colostro, un latte particolarmente ricco di proteine, sali minerali e anticorpi come le immunoglobuline, la lattoferrina, i globuli bianchi e il lisozima. Dal momento che il suo sistema immunitario non è ancora abbastanza efficace per fronteggiarli da solo, gli anticorpi aiutano il giovane organismo a combattere i patogeni ambientali con i quali viene a contatto. Il bambino inoltre subito dopo il parto (che è già di per sé un evento traumatico) accusa un calo fisiologico dovuto soprattutto alla perdita di liquidi e ha bisogno di recuperare energia velocemente Il latte materno rappresenta dunque un alimento importantissimo ed insostituibile che, oltre alla già citata azione immunitaria, stimola positivamente la funzionalità degli organi digestivi del bambino.

Dal 6-14 giorno, il latte materno comincia a cambiare la sua composizione. In questa fase non si parla più di colostro ma di latte di transizione in cui si riduce la quantità di proteine e sali minerali, mentre aumenta la percentuale di zuccheri e lipidi.

Quindici giorni dopo il parto, il latte ha raggiunto una composizione standard, che verrà mantenuta fino allo svezzamento e definiamo pertanto latte maturo, piuttosto ricco di lipidi e di glucidi, ma con una percentuale inferiore di proteine e sali minerali.



PROPRIETÀ DEL LATTE MATERNO

Nutritive: presenza di proteine, lipidi, sali minerali e zuccheri in quantità e proporzioni adeguate alle necessità del lattante. L'unico elemento lievemente carente è il ferro; va detto, tuttavia, che durante il periodo prenatale il bambino si costruisce delle scorte che gli permettono di affrontare il lungo periodo di allattamento senza andare in contro a carenze specifiche. Inoltre, la carenza di ferro nel latte materno potrebbe essere una strategia messa a punto dalla natura per proteggere la sovracrescita di batteri dannosi nell'intestino, come l'Escherichia coli che da esso dipende, facilitando quella dei lattobacilli simbionti che proteggono l'organismo del piccolo dalle infezioni. Al latte materno viene ascritto un ruolo preventivo nella comparsa dell'obesità precoce. La concentrazione dei grassi tende infatti ad aumentare verso la fine della poppata, inducendo nel bambino una sensazione di sazietà. Questo, ovviamente, non avviene per l'alimentazione con latte artificiale.
Anti-infettive: l'aspetto nutritivo del latte materno può essere avvicinato, anche se non perfettamente eguagliato, dai latti artificiali. Le proprietà che non sono in alcun modo riproducibili sono invece quelle immunitarie. Grazie alla presenza di globuli bianchi, anticorpi anti virali ed anticorpi specifici, il latte materno protegge il neonato dai patogeni presenti nell'ambiente esterno; inoltre, il contenuto in lattoferrina, lisozima e cellule immunocompetenti, favorisce lo sviluppo di batteri intestinali benefici, aiutando il piccolo a debellare i patogeni responsabili delle gastroenteriti (coliche del neonato);
Anti-allergiche: legate alla presenza di immunoglobuline (IgA); salvo rare eccezioni, non esistono casi di allergia al latte materno. Al contrario, l'allattamento al seno sembra proteggere il bambino da allergie alimentari in età adulta; questo perché ritarda i primi contatti con gli alimenti, dando il tempo al sistema immunitario di svilupparsi.

L’ALLATTAMENTO AL SENO È UTILE ANCHE PER LA MAMMA
La suzione stimola infatti la produzione dell’ormone ossitocina che agisce contraendo l'utero ed aiutandolo a ritornare in condizioni fisiologiche.
La produzione di latte porta ad un moderato aumento del dispendio energetico (un aiuto naturale per ritrovare la linea dopo i mesi della gravidanza).
L'allattamento al seno sembra inoltre proteggere la madre dall'osteoporosi e secondo alcuni studi ridurrebbe anche il rischio di tumore al seno (si tratta comunque di dati epidemiologici, da prendere con significato statistico).

COME FACCIAMO A PRODURRE LATTE?
La produzione del latte materno vera e propria inizia mediamente dopo due giorni dal parto. La sintesi di latte viene stimolata dalla suzione, cioè quando il piccolo succhia il latte dal seno della mamma. Infatti, lo stimolo meccanico prodotto dalla bocca del neonato fa impennare i livelli di un ormone, la prolattina, fondamentale per la produzione del latte. Ecco perché in presenza di ipogalattia non patologica (insufficiente secrezione lattea) è consigliabile attaccare il bambino al seno ad ogni pasto piuttosto che a pasti alterni. Inoltre, la relativa "carenza di latte" stimola il neonato ad attaccarsi al seno con suzioni più vigorose, che a loro volta rappresentano lo stimolo più importante per la produzione di latte.
l latte prodotto dalla mamma può essere talvolta insufficiente per la presenza di uno o più fattori, come ad esempio:
-        forte stress
-        ridotto getto del latte
-        cause ormonali legate alla tiroide
-        disidratazione
-        assunzione di sostanze antigalattogoghe
-        calorie insufficienti
-        mancanza di sonno
-        l'eccessiva somministrazione di altri alimenti (ad esempio l'integrazione con latte artificiale)
-         vari disturbi delle poppate
-        numero insufficiente di poppate
-        frettolosità
-        ambiente poco confortevole o stressante
-        precoce distaccamento del piccolo dal seno

CIBI CHE AIUTANO LA PRODUZIONE DEL LATTE
Un aspetto strettamente legato all'aumento della sintesi lattea riguarda la dieta della mamma. Alcuni cibi che sembrano poter aumentare la produzione di latte materno sono:

-        asparagi

-        albicocche

-        crescione

-        barbabietola

-        dente di leone

-        patata dolce

-        prezzemolo

-        farina d’avena

-        noce pecan

-        fieno greco

-        borragine

-        fagiolini

-        finocchio

-        verbena

-        luppolo

-        carote

-        piselli

Questi alimenti possono essere assunti dalla madre ogni giorno senza problemi.



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lunedì 14 maggio 2018

Aragosta, astice, scampo, gambero: quanto conosci i crostacei?



I crostacei comprendono molte specie che si sono adattate negli ambienti più vari e che hanno assunto aspetti diversi. Si distinguono dalle altre creature marine per la presenza del carapace, una duplicatura cutanea della testa che fondendosi con il dorso assume la forma di uno scudo. I crostacei sono nel loro momento migliore quando le ovaie raggiungono la piena maturazione. Conviene scegliere quelli con corazze ben dure, quindi più adulti la cui massa muscolare deve apparire compatta e flessibile al tatto.

 La presenza di liquido biancastro , l’odore sgradevole, la non flessibilità, la comparsa di una piccola macchia verdastra sulla parte anteriore del carapace e la colorazione nera (da verdognolo) del filamento intestinale sono tutti segnali che il crostaceo è “avariato”.

È bene ricordare che i crostacei possono innescare fenomeni di sensibilizzazione e gravi reazioni allergiche.

 Vediamo quali sono i crostacei più noti.

L’aragosta è tra i più grossi crostacei marini e può raggiungere la lunghezza di mezzo metro. È diffusa sia negli oceani che nel mar Mediterraneo. Ha un guscio spinoso ed un corpo suddiviso in numerosi segmenti. È dotata di due antenne lunghissime ma è priva delle chele tipiche di tutti i crostacei. La sua carne è ricca di calcio e fosforo. Può essere definita un alimento a basso contenuto di colesterolo e di lipidi.

L’astice, noto anche come elefante di mare, è il più grosso crostaceo del Mediterraneo. Dotato di una carne ricca di notevole potere nutrizionale, staziona sui fondali rocciosi a notevole profondità e il suo consumo alimentare apporta iodio, calcio, fosforo, proteine di grande valore biologico.

Lo scampo è molto piccolo e raggiunge a massima grandezza di 25 cm. Ha colore bianco e giallo ed è munito di lunghe chele. È un crostaceo tipico dei mari freddi. In cucina vengono utilizzate le code, ossia la polpa, è private della vena intestinale. Ha un discreto contenuto proteico ed una notevole quota di calcio e fosforo.

 I gamberi nascono e si mimetizzano nei fondali sabbiosi. Tra le specie più tipiche ricordiamo il gambero rosso, il gambero imperiale (o mazzancolla) e il gambero bianco. È anche apprezzato il gambero di fiume che si trova in acque poco profonde lungo le rive dei laghi. I gamberetti sono ancora più piccoli ma hanno lunghi arti provvisti di chele. Le specie più comunemente usate in cucina sono quella verde e quella rosa. La sua carne ha un discreto contenuto proteico ma p ricca di vitamina A e di fosforo.

Volete scoprire come cucinarli? Non perdetevi il prossimo articolo.

venerdì 11 maggio 2018

Polpo, moscardino, seppia e calamaro: quanto ne sapete di questi molluschi?



Continuiamo a parlare di molluschi analizzando altre quattro specie. Iniziamo con il polpo, un mollusco che può raggiungere anche un metro di lunghezza e un peso di 20 kg ed è possibile pescarlo durante tutto l’anno. Possiede un elevato contenuto di vitamina A per cui risulta molto utile nei disturbi della visione notturna. Considerando lo scarso contenuto in lipidi lo si può definire un alimento magro. Ricco di proteine, ferro, calcio, fosforo e potassio.

Il moscardino è simile al polpo ma è più piccolo. Ha una lunghezza massima di 40 cm e lo si ritrova frequentemente nei fondali di sabbia o fango. Si pesca soprattutto in inverno e anch’esso presenta un basso contenuto lipidico e un’elevata quantità di ferro, fosforo e potassio.

La seppia è caratterizzata da un corpo ovale e schiacciato con 10 tentacoli provvisti di ventosa. La conchiglia calcarea nota come “osso di seppia” è posta internamente al corpo dell’animale. La seppia è inoltre provvista della ghiandola del nero il cui secreto spruzzato nell’acqua consente all’animale di nascondersi. Hanno carni magre e povere di colesterolo. Può essere considerata un alimento magro che apporta un’elevata quantità di zinco. Associata ai piselli sarà proponibile ai malati di Alzheimer o con morbo di Parkinson.

Il calamaro ha una lunghezza che va dai 30 ai 50 cm e sono di colore rosa-violaceo. Come le seppie secernono un liquido nero che permette di difendersi. La pinna del calamaro è romboidale e avvolge quasi per metà il corpo del mollusco. Contengono un elevato contenuto di vitamina A, proteine, sodio, potassio, calcio e fosforo. Quelli più piccoli, detti calamaretti, si differenziano per il colorito roseo.

Il totano, spesso confuso con il calamaro, possono raggiungere il metro di lunghezza. Si riconoscono grazie alla pinna triangolare sull’estremità posteriore del corpo. Quando sono freschi il loro colore è netto e lucente. Col passare del tempo si osserva l’opacimetro del colore della superficie dorsale e l’ingiallimento di quella viscerale. Contengono un’elevata quantità di sodio, calcio, fosforo e potassio.



Come cucinata solitamente questi molluschi? Scrivetemi nei commenti!